"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

giovedì 25 aprile 2013

Le streghe di Salem

Le streghe di Salem

Salem, Massachussets. Heidi è un'ex tossicodipendente che, uscita dal tunnel, lavora come DJ in una stazione radiofonica insieme ai colleghi Whitey e Herman. Un giorno riceve un pacchetto dal gruppo rock “I Signori”, contenente un disco in vinile: la musica le provoca turbamento e visioni di antichi sabba stregoneschi, che preludono a una discesa in un abisso oscuro. Spettatori attivi della vicenda sono le sue tre vicine di casa, che sembrano sapere molto bene ciò a cui Heidi è destinata. Intanto, il professor Matthias, che ha scritto un libro sui processi alle streghe di Salem, indaga sulla misteriosa melodia e scopre così il legame fra Heidi e un'antica maledizione...


Si riparte da Halloween II, film piuttosto trascurato e sottovalutato, che, alla luce de Le streghe di Salem, torna invece a noi come un importante punto di snodo nella poetica di Rob Zombie: è con quel film, infatti, che l'autore americano segna uno scarto che lo porta ad allontanarsi dalle dinamiche familiari dei suoi primi tre film (La casa dei 1000 corpi, La casa del diavolo e Halloween: The Beginning) per adottare un punto di vista preminentemente femminile. Le donne diventano così figure in grado di controllare forze che sovrastano la sfera dell'umano.

Heidi, come Laurie Strode, è l'anello di congiunzione fra le due sfere ed è sospesa in una narrazione perennemente a metà tra dimensioni contrapposte: c'è il dramma concreto e personale della tossicodipendenza e quello astratto e sovrannaturale della maledizione stregonesca; c'è il presente fatto di relazioni, lavoro e affetti, e il passato magico; c'è una dimensione interiore e fisica che vede Heidi progressivamente sfiorire, come deprivata del sé, e quella esteriore che i titoli di coda oggettivizzano in un evento traumatico per la città (abbastanza simile al massacro dei Myers in Halloween: The Beginning, non a caso).

Ci sono poi altre due contrapposizioni: quella fra l'amore che Rob Zombie prova per sua moglie Sheri Moon, cui dona una centralità assoluta, come a glorificarne la portata iconica in quanto sua musa ispiratrice; e l'accanimento sadico nei confronti del suo personaggio, che fra destino e fato (evocati esplicitamente) non sembra poter predeterminare il suo percorso, ma è vittima invece degli eventi, anche in questo caso come la Laurie di Halloween II. Zombie affronta questa dicotomia con un tono assorto e fondato in larga parte sull'anticlimax, che conferisce al film una caratura malinconica. Per paradossale che possa sembrare, il gioco di amore/odio che l'autore instaura nei confronti di Sheri/Heidi ha la forza di un rituale di corteggiamento attraverso il quale il sacrificio del personaggio si concretizza come espressione d'amore nei confronti della donna, cui è demandato il difficile compito di essere genitrice di un ordine nuovo.

In questo senso, Le streghe di Salem costituisce una perfetta evoluzione delle saghe precedentemente citate, perché anche stavolta Zombie costruisce una mitologia orrorifica che si pone come nuovo ordine universale, da sostituire al vecchio. Un ordine che ora è tutto “al femminile”, dove l'uomo è relegato a ruoli di contorno in quanto figura cartesiana: i personaggi maschili sono infatti in larga parte studiosi o sacerdoti, dunque custodi di una tradizione o membri di ordini volti alla salvaguardia della ragione e dello status quo, in contrapposizione a una componente femminile che chiaramente vira all'irrazionale e al dionisiaco.

Per officiare questo rituale, Zombie utilizza un linguaggio sì serioso e blasfemo - che abbandona il consueto stile "sporco" e la camera a mano - ma in larga parte ludico, nella misura in cui (come ne La casa dei 1000 corpi) si appella al Cinema e al ricco apparato iconografico utile per esprimere il suo amore: da Méliès a Polanski e Kubrick, passando per Lucio Fulci, Le streghe di Salem utilizza tutta la parafernalia che il cinema più visionario, magico e “irrazionale” sia stato in grado di produrre per descrivere un perimetro originale. Uno spazio che alla base è “di genere”, basti pensare a come è esibita la finzione delle maschere o delle creature in lattice; ma che si astrae poi in una dimensione visionaria, tanto da spostare la barra del film dai semplici confini dell'horror a quelli dei grandi visionari come Ken Russell (l'uso espressivo e coreograficamente blasfemo delle icone religiose), Alejando Jodorowski (la frontalità delle figure incappucciate e dei corpi nudi) o David Lynch (la sequenza sul palcoscenico, che rimanda a Mulholland Drive).

In questo modo, Rob Zombie riesce a comporre un film maturo e pervasivo, che scivola sottopelle con la forza delle sue immagini, trasmettendo allo spettatore uno stato di turbamento, che si stempera però nella fascinazione per la bellezza dello spettacolo. Un film di pura regia, totalmente iscritto in una dimensione cinefila personale e a-temporale: caratteristica, quest'ultima, propria di tutto il suo cinema, da sempre sospeso in una non-epoca in perenne rimbalzo fra gli anni Trenta, Settanta e i decenni passati. Era dai tempi del John Carpenter de Il Signore del Male che un regista non riusciva a realizzare un titolo così ambizioso e personale, e in perenne oscillazione fra gli opposti: la dimostrazione di come sia ancora possibile un horror di qualità (per quanto il regista giustamente rivendichi la dicitura di “dramma”) e di quanto Zombie abbia preso sul serio il suo lavoro, consegnandosi oggi a noi come uno dei registi più importanti e coerenti della scena contemporanea.


Le streghe di Salem
(Lords of Salem)
Regia e sceneggiatura: Rob Zombie
Origine: Usa, 2012
Durata: 101'

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17 commenti:

myers82 ha detto...

grande Dav, ottima rece, molto analitica, la mia è un po sempliciotta forse perchè l'ho scritta ieri sera tornato dal cinema e dopo una giornata lavorativa un po sfiancante, quindi rileggendola mi rendo conto di aver omesso alcune cose.
Cmq come ti dicevo nel mio blog questo film è bello, interessante, mal almeno per me, non ai livelli delle altre pellicole di Rob, anche se non posso negare che dal punto di vista visivo il film lascia veramente a bocca aperta.

Curiosità, tu che sei appassionato di film d'animazione il lungometraggio di Rob l'hai visto??? Non che quel film mi interessi, era solo una curiosità :-)

Davide Di Giorgio ha detto...

No, ce l'ho ma devo ancora vederlo.

myers82 ha detto...

ah ok, boh se lo vedi fa sapere com'è, giusto per curiosità ;-)

PS: Cmq quanto era spaventosa Meg Foster nel film??? Era veramente l'essenza della malvagità, un plauso all'attrice che è stata davvero brava, una vera STREGA :-)

Sciamano ha detto...

Bella rece, sono fresco di visione e il film mi sta entrando in circolo lentamente, non è stato amore immediato diciamo. Mi ha messo una tristezza...e anche inquietudine
, madò ho ancora impresso lo sguardo di Meg Foster....

myers82 ha detto...

Porca vacca, allora non ha fatto paura solo a me, Meg Foster era veramente terrificante....
E' proprio il caso di dirlo, una performance da urlo..di terrore

Davide Di Giorgio ha detto...

Tristezza e inquietudine sono in effetti le sensazioni giuste, è un film molto raffinato (sebbene "forte"), diverso dal solito!

myers82 ha detto...

concordo, noto che seppur stia piacendo in generale, in giro in alcuni dei nostri blogger amici ne parlano malissimo, peccato.

Davide Di Giorgio ha detto...

Ci meritiamo altri decenni di robaccia inutile...

myers82 ha detto...

già, ma poi dovresti leggerne le motivazioni, tutti si arrabbiano perchè Rob ha voluto omaggiare Kubrick, Polanski ecc, lo accusano di essere presuntuoso, dicone che lui voleva dimostrare di essere il più figo, quando invece Rob ha sempre ribadito il suo rispetto per i maestri del passato, mah.... a volte la gente parla per dar fiato alla bocca, cmq nel complesso, salvo i soliti "sapienti" il film sta piacendo, soprattutto alla critica, il che non può che farmi piacere dato che i critici di solito tendono sempre a snobbare gli horror :-)

Rob RULES

Davide Di Giorgio ha detto...

Il film è sicuramente ambizioso e perciò stuzzica i "pruriti" di molti, ma in realtà l'ambizione è esattamente ciò di cui certo cinema oggi ha bisogno, viste le pastoie della mediocrità in cui incappano molti.
Si può discutere se il film sia pienamente riuscito o meno, ma secondo me questo è uno dei casi in cui bisogna schierarsi apertamente per il sostegno: troppo facile farlo solo con i film di Nolan :-)

Quindi, sì, Rob Rules sicuramente ;)

myers82 ha detto...

Pienamente d'accordo socio ;-)

oh dae-soo ha detto...

Mi ha mandato qua quel pazzerello di Myers.

La rece è fantastica, ha fatto bene a indirizzarmi qua.
Ed è scritta con distacco e competenza, non con la testa zombiezzata da zombie.

Però credo che le tematiche che tiri fuori (in maniera davvero potente) siano OLTRE il film e le ambizioni di Zombie.

Insomma, una specie di esegesi della Comemdia di Dante che sovrasta l'intentio autoris.

Bravo, il film rimane monnezza per me ma apprezzo comunque questo tuo intelligente e misurato approccio.

Davide Di Giorgio ha detto...

Grazie per le parole di apprezzamento.

Ovviamente tutto è possibile, comunque l'arte ha anche questo scopo, ovvero andare oltre le intenzioni conscie dell'autore (anche se in questo caso secondo me erano ben conscie, ma sono punti di vista :)

bradipo ha detto...

anche io come te e myers 82 difendo a spada tratta questo film che per forma si distacca da tutto il ciarpame che c'è in giro sia nel genere horror che al di fuori.LA tua recensione è molto suggestiva e offre interessanti spunti di riflessione...per me Zombie ha messo in piazza tutto il suo teatro degli orrori ossessivo/compulsivo. e molti si sono fermati solo alle blasfemie che ZOmbie inserisce...

myers82 ha detto...

che tra l'altro le blasfemie sono, assieme all'uso della cinepresa e alla fotografia, la punta di diamante della pellicola.
Cmq è curioso che il film sia piaciutò più alla critica specializzata che al pubblico, su ciak addirittura l'han messo come "colpo di fulmine" del mese, di regola ciak stronca il 90% degli horror.

Davide Di Giorgio ha detto...

In effetti sto notando che la blasfemia infastidisce molta gente: ma a quel punto perché andare a vedere un horror? Davvero un decennio di remake ha spappolato il gusto corrente...

Alla seconda visione io non ci ho fatto quasi più caso invece, visto che il film è potente al di là di quegli aspetti.

myers82 ha detto...

Esattamente, se alla gente da fastidio la blasfemia nei canali rai è pieno di "perle" come Don matteo o "che dio ci aiuti" hahaahahhah XD