"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

giovedì 30 agosto 2012

Il cavaliere oscuro: Il ritorno

Il cavaliere oscuro: Il ritorno

Sono passati 8 anni dall'ultima apparizione di Batman e Gotham City attraversa un periodo di pace, complice anche l'emanazione del Dent Act, che ha concesso alla Polizia pieni poteri per sconfiggere la criminalità. Harvey Dent è ricordato per l'appunto come un eroe, mentre al giustiziere mascherato è andata tutta la colpa per la morte del procuratore: una falsa verità con cui il Commissario Gordon fatica sempre più a convivere, ma che non ha ancora il coraggio di smentire (nel frattempo le autorità stanno pensando di rimuoverlo dall'incarico). Le cose però stanno cambiando: Bane, un mercenario seguace della Setta delle Ombre, vuole compiere infine il piano di Ra's al Ghul e spazzare via Gotham City. Per farlo usa un reattore (creato dalla Wayne Enterprises) pensato per produrre energia pulita, che viene trasformato in una bomba nucleare a tempo. Bane isola la città, imprigiona tutta la polizia nel sottosuolo e, in attesa della deflagrazione, instaura un regime fatto di esecuzioni sommarie ai danni delle autorità. Batman è quindi costretto a tornare in azione, con la complicità del giovane poliziotto idealista John Blake e della ladra doppiogiochista Selina Kyle. Proprio quest'ultima, però, lo consegna a Bane, che gli rompe la schiena e lo imprigiona nel pozzo dal quale anche lui proviene. Per ottenere la sua rivincita, il cavaliere oscuro dovrà attuare un'autentica rinascita, confrontandosi con i propri demoni.


Sotto molti aspetti, l'ascesa di Batman (ovvero quel “ritorno” della maldestra traduzione italiana) c'era già stata: difficile, infatti, pensare a un film più spiazzante, ardito e definitivo de Il cavaliere oscuro, ovviamente nel senso virtuoso dei termini. Al di là dei meriti intrinseci della pellicola, ciò che ancora oggi colpisce è la sicurezza dimostrata da Christopher Nolan nel realizzare un seguito che, pur elaborando gli spunti offerti da Batman Begins, è capace di reggersi sulle proprie gambe, raggiungendo nuovi traguardi estetici, narrativi e filosofici. Difficile chiedere di più, anche per il fandom ingordo dei tempi attuali: anzi, provocatoriamente verrebbe quasi da rovesciare i termini del rapporto con l'industria e proporre che a film così epocali non si aggiunga alcuna appendice, per non rischiare la sclerosi di quanto è ancora forte e appassionante.

La sfida de Il cavaliere oscuro: il ritorno porta dunque con sé l'ambizione di superare e rilanciare la saga, e il risultato è un'evidente ansia da prestazione, che rende l'intero film non una nuova evoluzione del racconto, ma una sua programmatica elevazione a potenza. Tutto è affetto da un evidente gigantismo, a iniziare dai corpi: dalla figura misteriosa, quasi sulfurea del Joker di Heath Ledger si passa alla pesantezza muscolare di Bane e ai suoi modi teatrali, mentre il piano di distruzione della città evoca la Rivoluzione Francese o i movimenti alla Occupy Wall Street, con l'unico risultato di degradarli a vana strategia di un folle (con acutezza Mariuccia Ciotta parla di “confusione politica”). Il precipitato filosofico evocato dal confronto fra gli intenti di giustizia e la pulsione alla doppiezza di tutti i personaggi è esplicitato attraverso dialoghi didascalici che appesantiscono la narrazione, sterilizzando tante buone intenzioni e facendo sorgere più di un dubbio circa la sincerità degli intenti: non è il caso di seguire la direzione che la sceneggiatura - scritta dal regista insieme al fratello Jonathan - vuole farci prendere, altri lo hanno fatto con esiti anche molto interessanti (si legga l'articolata recensione di Cineblog linkata in calce), ma se restiamo su questo terreno, il film finisce per apparire distante dai fuochi promessi in locandina e neppure esente da qualche sbavatura registica.

Ma c'è dell'altro sotto la superficie: c'è un film che, come il reattore della Wayne Enterprises, merita di essere scoperto e strappato al suo immobilismo e che ci riporta agli aspetti più esaltanti di Batman Begins (e poi anche di Inception). Occorre cercare, andare oltre l'evidenza degli elementi messi in campo, e in questo modo si possono coglierne le risonanze più vitali, le possibilità offerte da un racconto che, all'interno di una struttura predeterminata e perfettamente “chiusa”, cerca nuove aperture. Come già in Bruce Wayne, anche nell'animo del regista inglese sembrano agitarsi due pulsioni, una più cartesiana e rigorosa, quasi deterministica, e l'altra più libera, porosa, che in questo caso si palesa attraverso una tensione febbricitante che corre lungo tutta la narrazione. Sfrondate il tutto dai piani machiavellici e dalla muscolarità dei mezzi e della roboante colonna sonora e soffermatevi sulle figure e sul loro rapporto con lo spazio: Il cavaliere oscuro: Il ritorno è sotto molti aspetti un film agitato da presenze inquiete, attraversato da ombre che agiscono negli interstizi fra la luce e il buio, fantasmi inafferrabili come quel Batman che spunta dai vari lati dell'inquadratura, si manifesta attraverso flash intermittenti, è evocato e temuto allo stesso tempo e “vede” nel buio nemici vecchi e nuovi (a iniziare dallo stesso Ra's al Ghul in una sequenza palesemente onirica). Anche lo scenario si adegua e, dalle aperture in campo lunghissimo di Gotham, si passa senza particolari soluzioni di continuità a mondi sotterranei che disegnano realtà alternative, con cunicoli dal sapore ancestrale, primitivo, fatti di intrecci di metallo, grate, pozzi, perenni chiaroscuri che disegnano una realtà espressionista. In questi momenti Nolan descrive allo stesso modo un film differente, che ridisegna visivamente la mappatura emotiva altrimenti costretta dai legacci della sceneggiatura.

Il personaggio che in questo senso meglio di tutti riesce a cogliere la forza evocativa di un simile disegno è, al solito, uno dei più collaterali, il fedele Alfred di Michael Caine. Mentre l'attenzione è attirata dallo scontro Batman/Bane (che reitera la classica dinamica Bene/Male), il maggiordomo di casa Wayne è l'unico ad aprire uno slancio emotivo forte e a sognare una realtà altra, a vedere il suo padrone in un'altra città, immerso in una quotidianità un po' onirica che rimanda alle visioni del Cobb di Leonardo Di Caprio, al suo “possibile futuro”. Sotto certi aspetti è come se Alfred offrisse a Wayne una nuova doppia identità, stavolta libera e imprendibile, spogliata tanto della maschera da giustiziere quanto dell'altro camuffamento da miliardario impegnato in grandi progetti.

In effetti, senza scendere fino all'ipotesi assolutamente intrigante che tutto il film altro non sia che un “inception” di Alfred, sembra quasi che Nolan, nell'enormità del suo disegno, si riconosca soprattutto nel Wayne più umano, quello che in fondo al pozzo sogna la luce che fa capolino dalla cima e si sforza di raggiungerla. D'altronde è proprio quello il momento di snodo del film, in cui Bruce riguadagna la sua unità, dopo l'inevitabile processo di scomposizione fisica (con tanto di maschera fatta simbolicamente a pezzi), fino a raggiungere l'equilibrio fra la sua finitezza di uomo e l'indeterminatezza della leggenda. Ed è un momento che piace pensare propedeutico al ricongiungimento finale con la visione di Alfred. Questo, insieme a qualche simpatico colpo di scena fatto apposta per occhieggiare alla classica mitologia batmaniana (l'identità del possibile testimone che raccoglierà e proseguirà la missione del giustiziere) sono i momenti di luce che rompono il buio in cui la storia e il film si agitano.


Il cavaliere oscuro: Il ritorno
(The Dark Knight Rises)
Sceneggiatura: Christopher e Jonathan Nolan (da una storia di Christopher Nolan e David S. Goyer)
Origine: Usa, 2012
Durata: 163'

5 commenti:

Giusy De Nicolo ha detto...

Recensione magistrale. Chapeau!

fabio ha detto...

CONCORDO, anche se forse un po poco positiva per un filmone come questo.
Son d'accordo nell'affermare che il precedente capitolo sia INARRIVABILE, ma secondo me questo Rises gli è di pochissimo inferiore, ci troviamo cmq davanti ad un film epico ;-)
Ad ogni modo recensione ottima, è sempre un piacere leggere i resoconti del nostro Davide

Davide Di Giorgio ha detto...

Grazie ragazzi! E' un film che sta dividendo molto, quindi mi fa piacere che in ogni caso apprezziate quanto scrivo.

StefoStyle ha detto...

Sei sempre un grande :))

Alessandra ha detto...

Una delle più belle recensioni che ho letto su questo film. Mi trovi ovviamente d'accordo anche sui, pochi, difetti. Non arriva al suo predecessore, ma è comunque un filmone.

Ale55andra