"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

martedì 28 agosto 2012

I mercenari saga

I mercenari saga

A vederlo lì al centro della locandina, il buon Sylvester Stallone sembra quasi rimarcare che, d'accordo, il progetto de I mercenari è corale e si rivolge a un pubblico che può avere le sue preferenze e farsi le graduatorie che vuole, ma per il resto lui ne è l'artefice, il “demiurgo”, in qualità di interprete, cosceneggiatore e regista (del primo episodio). La saga, in fondo, va assimilata al progetto iniziato dallo stesso Stallone nel 2006 con Rocky Balboa, attraverso il quale l'attore italo-americano sta compiendo un viaggio a ritroso verso le proprie origini (o meglio, verso il periodo che gli ha regalato maggiore celebrità). Nel caso specifico, infatti, I mercenari rappresenta uno scampolo d'immaginario “muscolare” (prosperato in particolare durante gli anni Ottanta), rievocato attraverso i suoi corpi più iconici e che permette di “fermare” le caratteristiche portanti di un genere.

Proprio la dialettica dei corpi è l'aspetto più interessante di un progetto che propone le sue articolazioni più ardite attraverso gli accostamenti: mettere insieme Schwarzenegger, Stallone e Bruce Willis, infatti, non significa soltanto comporre una rimpatriata fra amici e compiacere i fans che amano i “cross-over”: al contrario, significa trovare una sintesi fra la muscolarità ironica degli action dell'ex “Governator” (i cosiddetti “arnoldismi”, ovvero le battute pronunciate nel mezzo dell'azione), quella cristologica Stalloniana e gli eroi più malconci di Willis (figura cerniera fra i corpi levigati nelle palestre dei colleghi e i successivi eroi più “umani” degli anni Novanta e Duemila). Ripensiamo in questo senso a Rocky IV e alla scena dell'allenamento parallelo dell'ipertecnologico Ivan Drago (Dolph Lundgren, anche lui della partita!) e del “proletario” Rocky Balboa, che forgia i suoi muscoli scalando montagne e spaccando la legna: il seme de I mercenari è già lì, la sintesi fra una classe di eroi filmici che a volte importa le sue icone direttamente dalle palestre (Schwarzenegger), altre invece ne crea per autogeminazione (Stallone, Willis). Altrimenti possiamo pensare al legame di (dis)continuità per cui un film come Commando, pur essendo un evidente clone di Rambo ci appare come qualcos'altro, proprio in virtù della profondità mitica emessa dal corpaccione di Schwarzenegger.

La materia è magmatica nella sua stolida determinatezza, insomma, e I mercenari la assimila “parlando” attraverso l'esibizione dei suoi corpi attoriali: non è un caso, infatti, se il primo capitolo, pur nel florilegio di esplosioni e ironie, si sedimenta come un film malinconico. La figura paradigmatica in questo senso è quella di Mickey Rourke, che da attore gigantesco qual è, riesce con i soli pochi minuti che ha a disposizione a tarare il tono del racconto parlando di rimpianti e rimarcando come tutti loro siano in fondo dei “sacrificabili” (come da titolo originale). Nel sequel l'attore è assente e il film appare anche per questo più libero, sregolato, capace di veicolare le sue riflessioni metanarrative con un'aria più scanzonata, meno assorta. Merito anche di una regia “di servizio” (quella di Simon West) e meno “autoriale” di quella di Stallone, più pragmatica, che permette al progetto di compiere l'inevitabile passo in avanti: in tal senso, I mercenari 2 può essere assimilato a Mission Impossible: Protocollo fantasma, per il tentativo di rifondare nel presente le dinamiche di un genere e un tempo passati, in modo più riuscito rispetto al precedessore. I fantasmi, in fondo, sono ancora quelli della Guerra Fredda, ma il gioco non è poi così scoperto. Non ci sono infatti isolette con il dittatore di turno (come nel primo capitolo), il nemico è interno alla dinamica dei corpi (è Jean Claude Van Damme) ma gli umori che serpeggiano sottotraccia sono sempre quelli tipici di una dicotomia Bene/Male molto classica (e si può tornare indietro fino a John Wayne o alle Sporche dozzine di Aldrich).

Normalmente si dovrebbe affermare, dunque, che il film guarda al passato, ma in realtà il punto è che la componente elegiaca viene abbastanza bypassata e relegata a qualche battuta dei personaggi, come a ribadire che, sì, stiamo parlando un linguaggio antico, ma tutto sommato siamo nell'attualità perché il mondo è ancora quello di sempre, solo con una pelle un po' diversa. Il che sembra quasi uno sberleffo stalloniano: il mondo non è andato avanti, lui è ancora qui e noi in fondo siamo sempre pronti a seguirlo.

La dialettica finale è infatti quella attore-spettatore, con il pubblico che ride e riconosce i riferimenti seminati dal racconto: gli eroi, insomma, stavolta appaiono meno “sacrificabili” che in precedenza, anche se ci scappa il morto, e sembrano più delle presenze amiche cui rifarsi nel momento del bisogno, come fa Chuck Norris quando interviene a salvaguardia dei compagni, scatenando anche gli entusiasmi del pubblico. Perché in fondo il gioco delle iconografie è divertente tanto quanto gli sganassoni e le pistolettale che gli attori elargiscono sullo schermo con generoso entusiasmo.


5 commenti:

fabio ha detto...

grande Davide, recensione a dir poco perfetta e scritta in maniera impeccabile, condivido in toto e da fan di vecchia data di questi simpatici dinosauri dico che mentre ero in sala (con pop corn in una mano e coca cola nell'altra) e guardavo questo filmone una parte di me si divertiva e schiamazzava ma un altra parte di me provava cmq un senso di malinconia per quegli anni gli 80's, anni favolosi per il cinema, anni che ora se ne sono andati, ma grazie a Sly e company ogni tanto si può sognare e tornare indietro nel tempo ;-).

PS: visto che ci sono aggiungo che un operazione come questa mi piacerebbe vederla nell'horror (mio genere preferito come ben sai) un super cross-over con tutte le icone horror vecchie e nuove, quello sarebbe il CULT DEL SECOLO e invece tocca vedere fetecchie come "Horror movies" che riunisce queste icone per farne una parodia non riuscita e volgare ehhh quella mondezza di Scary Movie (film per nulla divertente) è stato solo deleterio.

Ok perdonami l' OT, complimenti ancora x la rece

Davide Di Giorgio ha detto...

Hihihi, grazie a te Fabio per questo commento articolato.

Quanto al cross-over horror c'è questa foto per te (spero tu riesca a visualizzarla)

http://fbcdn-sphotos-h-a.akamaihd.net/hphotos-ak-ash4/404073_489439694402116_903228948_n.jpg

fabio ha detto...

bellissimaaaaaaaaaaaaaaaaa

Anonimo ha detto...

e bravo Rod, ogni tanto ci prendi! :P

Visto 2 volte, forse forse ci scappa pure una 3a, una meraviglia inaspettata, cioè sapevo che avrei visto un bel film, ma un action di questa portata non ci speravo piu da anni.
grazie sly per la tua seconda giovinezza.

JOE80

Davide Di Giorgio ha detto...

Anch'io tornerei volentieri a vederlo, non fosse che il cinema di queste parti non assicura una buona qualità di proiezione.

Lo consumerò in DVD/Blu-ray in futuro :-)