"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

lunedì 9 settembre 2013

Venezia 70: eccesso di zelo

Venezia 70: eccesso di zelo

Un'altra Mostra è finita e si torna a casa, cercando di riordinare le idee, mentre le maggiori testate italiane celebrano il trionfo italiano. Tagliamo subito la proverbiale testa al toro (o meglio, al leone!): non ho visto Sacro GRA, non per snobismo, ma per semplice calcolo. Di solito evito i film italiani per recuperarli poi con calma in sala, e mi dedico alle pellicole che avrei difficoltà a reperire altrimenti (o che vedrei in sala doppiate, preferisco sempre le versioni originali). Nei prossimi giorni vorrei fare dei brevi report dedicati alle pellicole più interessanti del festival, in questa sede mi limito a fornire le mie impressioni, considerati anche i tre anni d'assenza che avevo sottolineato nel pezzo della vigilia.

L'impatto è sicuramente forte, si sente molto la differenza rispetto all'era Muller, il nuovo gruppo ha lavorato in modo da dare alla Mostra un'identità molto specifica, fatta di pellicole solide (pochissimi gli sbagli), inserite in programmazioni organiche dove spesso i temi rimbalzavano da uno schermo all'altro. Anche laddove lo spirito era orientato al più puro entertainment (il vertiginoso Gravity di Cuaron, l'horror Wolf Creek 2 di Greg McLean), in filigrana emergevano sempre una concretezza e una capacità di stare nella realtà, nella Storia o nei drammi personali dei protagonisti davvero notevoli. Di concerto, sezioni a volte avvertite come autentici corpi estranei (la Settimana della Critica, le Giornate degli Autori, Orizzonti e la retrospettiva, stavolta dedicata ai Classici Restaurati) sono apparsi decisamente più affini di quanto non fossero in passato al programma principale, dando l'idea di una formula rigidamente strutturata, ma allo stesso tempo “liquida”, dove le suggestioni scivolavano fra una sala e l'altra.

Certo, tanta coerenza ha avuto il suo inevitabile rovescio della medaglia, dato dal fatto che in questo modo il programma è apparso eccessivamente monocorde, refrattario a slanci davvero liberatori nell'assurdo o nell'estremo (a parte, forse, con il folle Sion Sono di Jigoku de naze warui/Why Don't You Play in Hell?), quasi come a voler rimarcare con eccessiva puntigliosità la differenza con le follie della precedente direzione di Muller. Non è un caso se l'impressione generale è quella di un programma molto buono nella sostanza (tanti i titoli di valore), ma generalmente privo di punte davvero entusiasmanti.

Sono state insomma rispettate le previsioni che avevo fatto prima di partire per il Lido, con una Mostra rigorosa e decisamente più controllata anche nel numero dei titoli, tanto che – a parte il solo Kim Ki-Duk confinato principalmente in sale di piccole dimensioni – non c'è stata nemmeno la consueta fatica nell'accedere alle visioni e tutto è parso molto ben razionalizzato. Ecco, quello della gestione degli spazi rimane un altro capitolo da esplorare e che stavolta ha mostrato segnali incoraggianti: la Mostra di Venezia, lo si dice poco, non è un evento “facile” o “rilassante”. Per capire lo stato d'animo con cui la si affronta bisogna pensare a una maratona sportiva. Ci si diverte, certo, ma la logistica è spesso logorante, il personale di sala è maniacale nel proibire o controllare, e il Lido è una zona di relax, ma non di villeggiatura, quindi risulta carente di servizi adeguati. Da questo punto di vista va accolto con favore il tentativo di andare incontro alle esigenze dei frequentatori, creando un luogo che fosse sì di visione e di lavoro, ma dove fosse possibile anche ritagliarsi un momento di pace, all'interno di una scenografia più “aperta” e meno oppressiva che in passato. Il tutto in attesa di dare forma alla più volte annunciata cittadella del cinema (di cui si vedranno i primi, palpabili, segnali l'anno prossimo con l'annunciato rinnovo della sala Darsena, una delle più grandi del complesso).

Insomma, si torna a casa con la soddisfazione di un evento che, pur con tutti i suoi limiti, si muove e cerca un posto nella contemporaneità, all'interno di fermenti che si spera continueranno a essere incanalati nel modo giusto, magari con un piglio più eclettico e uno zelo meno eccessivo. Qualcosa, insomma, si muove.

3 commenti:

myers82 ha detto...

Ottimo resoconto aspetto le rece dettagliate ;-)

Giusto per avere qualche breve anticipazione poi l'hai visto "Joe"??? è bello??? cm'è la performance di Nic???

Wolf Creek 2 invece??? un mio amico era al lido e mi ha detto che è fighissimo, anche meglio del primo.

Davide Di Giorgio ha detto...

Ciao Fabio, sì, visti entrambi :-)

"Joe" è bello, ma non so che tipo di film ti aspetti, è una specie di "Gran Torino": Nic se la cava molto bene, ma personalmente avrei messo un attore più grande come età (questa valutazione comunque è soggettiva). Il film ha anche vinto un premio per l'attore emergente (il giovane Tye Sheridan).

"Wolf Creek 2" è una bomba, di questo farò la recensione lunga :-)

myers82 ha detto...

Perfetto, se è sullo stile di Gran Torino si va alla grande e poi cmq il grande Nic vale la visione ;-)

Wolf Creek 2 non vedo l'ora, il primo mi era piaciuto assai, si vocifera che da noi uscirà al cinema in febbraio, speriamo sia una notizia certa, cmq aspetto con ansia la tua rece ;-)