"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

mercoledì 4 luglio 2012

Apocalypse Kebab

Apocalypse Kebab

Un tempo in Italia i registi usavano firmarsi con nomi anglofoni, quando si trovavano a dirigere pellicole horror o western. D'altronde, si sa, per il pubblico nostrano questi generi nascono e muoiono con l'America: chi mai darebbe credito ad autori nati nel paese della pizza e dei mandolini quando hanno a che fare con zombi e pistoleri? Poi i fatti hanno dimostrato il contrario, i nostri registi di genere hanno (giustamente) raccolto più seguaci delle rockstar e l'usanza dello pseudonimo è caduta in disuso.

Fa dunque un certo effetto trovare in libreria un romanzo fantasy come Apocalypse Kebab, che batte bandiera italiana ma nasconde la sua origine dietro il nome sibillino della scrittrice, J. Tangerine. La causa è sempre il pregiudizio diffuso verso il tricolore, l'effetto è che in questo modo qualcuno potrebbe perdere il collegamento con il precedente lavoro della stessa autrice, che si chiama Giusy De Nicolo, e che qualche anno fa si è fatta notare con Porcaccia, un vampiro!: un romanzo breve sull'incontro fra uno studente spiantato e un vampiro, ambientato fra i vicoli di Bari vecchia e scritto con uno stile vivace, ma capace di creare personaggi credibili, indagati nei loro sentimenti più profondi e, perché no, nei tic e nelle debolezze profondamente umane (sì, vale anche per il vampiro).

Per l'opera seconda, l'autrice pugliese sceglie di contraddire totalmente gli aspetti esteriori del prototipo: le pagine aumentano, la trama diventa articolata e ambiziosa, i personaggi sono parecchi, l'ambientazione si sposta a Praga e la protagonista è più spiantata che mai. Di più: è una ex tossica che vive su un locale di lap dance! Ufficialmente consegna kebab, ma in realtà è una Column, ovvero una guerriera che protegge il mondo dagli Inferenti, misteriosi figuri che oltrepassano lo spaziotempo per seminare il Caos. Può ricordare vagamente Buffy l'ammazzavampiri, ma al sottoscritto fa pensare di più a Lisbeth Salander, la protagonista di Uomini che odiano le donne, che all'atteggiamento scontroso unisce però una forte vena di umorismo sardonico, di quello che ti stende con poche parole ben attestate, e alle abilità con il computer sostituisce poteri psichici. Dove non bastano le parole arrivano poi le arti marziali, che la nostra eroina padroneggia con una certa scioltezza.

Il suo nome è Alexandra Zahradnik e se vi sembra difficile non preoccupatevi: è ripetuto molto spesso in modo che non lo dimentichiate. Il problema è che stavolta, accanto ai vari Inferenti c'è un Arconte, uno di quei Cattivi con la maiuscola, la cui presenza prelude a un'Apocalisse su larga scala e che, naturalmente, permette all'avventura di decollare. E di svelare le sue carte. J. Tangerine conosce bene le regole del fantasy, crea un universo dove ogni personaggio ha un ruolo ben definito, e si diverte a raccontarlo con lo stesso stile fresco e spigliato che avevamo conosciuto in Porcaccia, un vampiro! Però la sensazione è che il fantasy le interessi fino a un certo punto, perché dopo un po' Apocalypse Kebab prende una direzione inaspettata, è come se i protagonisti decidessero di far da sé, appropriandosi del racconto e lo portassero avanti per conto proprio. Non è una cosa anomala nel fantasy, ma dipende sempre da come è portata avanti: se l'autrice è brava (e questo è il caso) l'effetto è gradevolmente spiazzante, altrimenti rischia di apparire una scelta furbetta.

In questo caso, il twist non è capriccioso, perché arriva alla fine di un percorso coerente, tutto proteso a contraddire le possibili certezze e a mostrare la realtà da un punto di vista alternativo: non mi riferisco soltanto alla figura di una protagonista quanto mai distante dal ruolo dell'eroina, ma all'iconografia di un cattivo angelicato, di una squadra lacerata da conflitti interni e decisamente poco propensa a sostenere il peso della salvezza del mondo, di una missione stessa che finirà per rivelare dei lati abbastanza oscuri. Tutti elementi che lentamente immettono un umore particolare nel racconto, lo lavorano ai fianchi, lasciando emergere increspature che progressivamente conducono al rivolgimento finale.

Accade così che una storia oscura diventi foriera di grandi speranze e che lo spettatore arrivi a parteggiare più per i sentimenti che muovono (e lacerano) Alexandra, che per il destino del mondo. Certo, a tratti si ha la sensazione che la battuta salace sia cercata con troppa insistenza, magari sacrificando maggiori dettagli nello sviluppo dei personaggi e nelle relazioni interpersonali. Questa in fondo è la storia di Alexandra, tutti sono funzionali a lei, e può accadere che tenere a mente ogni personaggio (spesso in scena per poco tempo) costringa a qualche rilettura: sono più che altro conseguenze della dimensione epica del racconto, che richiede molto spazio, e della scelta - comunque molto coraggiosa - di non creare il classico fenomeno editoriale con un universo definito nei dettagli e replicabile all'infinito, ma uno spazio tratteggiato con pochi segni su cui elaborare poi la parte che più interessa.

Una volta che ci si è affidati al racconto, si può dunque ammirare la grande capacità dell'autrice di indagare l'animo dei personaggi senza dimenticare il corpo: la scrittura si fa sensuale, si percepisce la fisicità di figure che, seppur abbastanza tipizzate, premono per vivere i propri sentimenti. Il corpo diventa l'autentico terreno di coltura su cui si consumano i drammi: colpito, torturato, cucito, e la lotta a volte assume il sapore di una formidabile danza di seduzione. Nel contempo i pensieri riflettono lo spaesamento dei personaggi, commentano l'agire contrastato delle azioni e le rendono reali, ancora una volta deboli e umanissime. Con buona pace delle convenzioni di genere. Si crea in questo modo il legame di continuità con i temi di Porcaccia, un vampiro! e anche in questo caso capiamo che l'autrice ci ha piacevolmente catturati: pensavamo di leggere qualcosa di veloce e leggero, senza impegnarci troppo, e invece alla fine ci siamo ritrovati incollati alle pagine a fremere per questi personaggi. A questo punto anche il Caos diventa un'alternativa possibile (e piacevole), ma il finale riserva ancora qualche sorpresa, che va scoperta naturalmente sulla carta!


Apocalypse Kebab
Scritto da J. Tangerine (Giusy De Nicolo)
320 pagine, 9,80 euro
Mamma Editori

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ammazza come scrivi! Dico, a te recensore. Chapeau al pensiero sottile e alle evoluzioni del tuo italiano domato :-)

Davide Di Giorgio ha detto...

Grazie ;)