"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

sabato 12 novembre 2011

Immortals

Immortals

Il Re Iperione giura vendetta contro gli dei che non hanno ascoltato le sue preghiere e hanno lasciato morire i suoi familiari tra atroci tormenti. Per questo intende schiacciare gli elleni e impossessarsi dell'Arco di Epiro, con il quale liberare i Titani. Zeus impedisce però agli dei di interferire con le faccende degli uomini, perché confida nella forza di Teseo, un giovane contadino senza padre che lui stesso ha educato, sotto le mentite spoglie di un anziano mentore. Così, quando Iperione uccide la madre di Teseo, il ragazzo promette vendetta. Teseo ha dalla sua un gruppo di ladri fatti prigionieri da Iperione e soprattutto Fedra, l'Oracolo della Sibilla, le cui visioni lasciano presagire un ruolo fondamentale nella battaglia per il giovane contadino.


Il ritorno alle atmosfere mitologiche da lungo tempo care al cinema americano, avviene attraverso lo sguardo trasversale di un visionario regista indiano che si avvale della collaborazione alla sceneggiatura di due greci. Questo particolare melting pot ben si adatta alla struttura apparentemente stolida di una vicenda che in realtà rimescola gli elementi originali del Mito per dare forma a un'opera curiosamente “porosa”, dove è possibile vedere in controluce molti altri titoli.

L'insieme assume quindi la caratura di una strana rivisitazione delle vecchie vicende già raccontate da Ray Harryhausen negli anni Settanta e, in particolare, sembra restituire dignità a quella vicenda dello Scontro di Titani, così ignobilmente maltrattata dal remake ufficiale di Louis Leterrier. Allo stesso tempo, è difficile non ritrovare, nelle coreografie plastiche e piene di effetti slow motion, la matrice forgiata dallo Zack Snyder di 300. Come a dire, insomma, l'estrema artigianalità del passato, coniugata con l'estrema attualità del cinema digitale.

Eppure l'opera di Tarsem, nel riverberare tutte queste influenze, non assomiglia davvero a nessuna di esse e riesce a trovare un suo respiro originale, lungo quella strana linea di confine che – fra kitsch e convinzione assoluta in ciò che fa – permette a una storia astrattamente ricercata nelle sue contaminazioni visive di ricondurre le sue pulsioni a sentimenti primari: la vendetta per l'omicidio della madre, il risentimento per il silenzio degli dei, il timore per la sorte degli umani e la fiducia nel loro campione.

Pertanto questo Immortals è davvero uno strano film, che riesce a trovare una sua particolare quadra pur nella diseguaglianza delle parti, dove la vicenda regge gli scossoni di uno sguardo che a volte sembra ricercare troppo l'estetizzazione, e si barcamena fra la necessità di mettere in scena momenti grandiosi e la ricerca di un baricentro narrativo che giustifichi quanto messo in campo. Una simile natura “oscillante” trova poi un corrispettivo nella scelta di raccontare il Mito riducendo al minimo l'elemento fantastico. A parte poche invenzioni strettamente “implausibili” (come l'arco di Epiro), infatti, il film rifugge completamente la componente fantasy vera e propria, non mostra creature fantastiche e laddove lo fa imprime un gusto realistico capace di rendere le stesse verosimili: il Minotauro, ad esempio, è un gigante con un copricapo a forma di toro, i cavalieri nemici sono tutti mascherati e sfigurati, ma la battaglia è principalmente fra uomini. Persino gli dei e i Titani, stante la loro natura extraterrestre, appaiono come figure umanoidi che combattono secondo proprie regole fisiche, in un modo che ben poco ha di fantastico e che lascia sul campo sempre il sangue. L'estrema stilizzazione del gesto che devasta le figure, non abdica dunque mai a un'idea di scontro che sia innanzitutto collisione di corpi estremamente concreti e anatomicamente coerenti con quello umano.

Tarsem tenta quindi di iscrivere non un'idea di fantastico nel reale, ma quella di un'epica che sia comunque riconducibile al principio fondatore della stessa: un'impresa di uomini, di creature realistiche che combattono, amano e sanguinano su uno scenario che, pur attraverso la fede in un altrove distante dalle faccende terrene, comunque mantiene lontano l'elemento mostruoso. Ecco dunque che, più che a Leterrier, forse dovremmo guardare al cinema storico-epico americano, alla Troy per intendersi.

Punto di vista privilegiato rispetto a questo fluire magmatico imbrigliato in una forma peraltro solenne e apparentemente impenetrabile, è dunque quello fornito da un personaggio non allineato, un contadino senza padre, frutto di una donna violentata da ignoti e educato da un dio: un personaggio che ritrova il suo senso di appartenenza rispetto a se stesso e al mondo attraverso lo scontro con il Caos di cui è portatore il nemico Iperione, secondo una dicotomia bene/male squisitamente classica.

Il suo sguardo disallineato trova poi una felicissima sintesi in un effetto 3D fra i migliori mai visti sullo schermo, che lavora e cesella ogni singola inquadratura regalando uno stordimento visivo che amplifica la capacità visionaria del regista: ogni figura, ambiente, spazio o elemento dilata in profondità le inquadrature, frappone ostacoli alla vista e permette allo sguardo dello spettatore di perdersi fra i dettagli disseminati in ogni dove, riscoprendo il gusto infantile per la meraviglia. Che poi è da sempre elemento fondamentale del Mito.


Immortals
(id.)
Regia: Tarsem Singh
Sceneggiatura: Vlas Parlapanides, Charley Parlapanides
Origine: Usa, 2011
Durata: 110'

3 commenti:

Jacopo Mistè ha detto...

Dal trailer mi sembrava una vaccata degna del remake di Scontro tra titani, non vedo l'ora di vederlo dopo aver letto la tua entusiasta recensione ;)

fabio ha detto...

si si confermo che Immortals è un bel film, anche io sono andato al cinema scettico dato che trovo Scontro tra titani una porcata immonda e 300 un filmetto carino ma molto sopravvalutato.
Invece il film di Tarsem Singh merita davvero, strano, visionario, violentissimo e con un buon cast, su tutti il grande Mickey Rourke nei panni del cattivo.
Quindi un film sicuramente da vedere.
PS: Quanto è bella Freida Pinto :-P

Stefano ha detto...

Mi ha fatto sorridere il tuo pensiero sull'ARCO, in totale linea con il mio... un film così visionario e volutamente ricostruito artificialmente (tra luci, tonalità sature, greenscreen e ambienti in studio) con qualche cedimento "estetico" come un arco posticcio degno della principessa SHE-RA, o uscito dal peggior cartoon glitterato della Syndication anni '80! Nonostante questo, SINGH ci mette del suo e lo fa magistralmente... sembra veder animarsi sullo schermo i dipinti dei vasi rupestri ellenici. Tra simil-realismo, mito e fantasy iper-trofico... non si può non rimanere intrattenuti se non esaltati da questa pellicola. Chi ci ha visto un po' dei classici di Harryhausen e chi qualche spolverata alla "Cavalieri dello Zodiaco". Personalmente, mi è piaciuto molto e non vedo mettano in cantiere il seguito. Tutta un'altra storia, rispetto alla cocente delusione di "Clash Of Titans" e ai suoi futuri sequel... opere di cui non si sentiva il bisogno, né se ne sentirà la mancanza.