"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

venerdì 15 marzo 2013

Spring Breakers

Spring Breakers

Quattro amiche adolescenti, Brit, Candy, Cotty e Faith, decidono di raggiungere la Florida per passare un memorabile “Spring Break” (la settimana di vacanze primaverili). Per racimolare i soldi necessari, Brit, Candy e Cotty non esitano a rapinare un fast food e poi si lanciano nell'avventura. La vacanza si rivela indimenticabile, ma ben presto la continua ricerca di esperienze forti porta il gruppo a finire in prigione per consumo di droga e poi a gravitare nell'orbita di Alien, un giovane spacciatore. Faith è la prima a mollare il gruppo, mentre le altre proseguono la loro avventura.


E' stato il film evento della Mostra di Venezia 2012, dove però ha fatto parlare di sé soprattutto in virtù della sua natura “scandalosa”, con tanto di dissertazioni e “misure” da sarto sulla forza più o meno dirompente dell'operazione. Non che Harmony Korine non cerchi la provocazione, beninteso: il solo fatto di avere cooptato due ex ragazze prodigio della scuderia Disney (la Vanessa Hudgens di High School Musical e, soprattutto, la Selena Gomez anche celebre baby popstar) è lì a ribadire come l'operazione abbia una sua natura demistificatoria, o comunque ben conscia del potenziale iconico insito nelle attrici. Però poi, quando lo vedi sullo schermo, ti rendi conto che Spring Breakers è altro dalla programmatica operazione-scandalo. E', anzi, un viaggio lisergico e malinconico in una dimensione onirica, fra i più entusiasmanti dell'annata!

Nel mettere mano per la prima volta a un film privo delle asperità stilistiche del passato, infatti, Korine non perde la voglia di sfruttare la vicenda per una sperimentazione visiva in grado di rendere la visione un'autentica esperienza. Non a caso il legame artistico con James Franco (co-protagonista nel ruolo di Alien) nasce nel mondo della videoarte. La realtà della Florida viene destrutturata in un caleidoscopio di immagini e musiche, che restituiscono allo spettatore la cifra eminentemente “acida” di un mondo che esiste solo in virtù della propria iconicità pop, fatta di suoni, colori e percezioni distorte: grazie ad essi lo Spring Break ha una sua fattualità in quanto fenomeno e stereotipo. Il trampolino ideale per poi lanciarsi nell'astrazione e costruire l'impalcatura esistenziale, che diventa più evidente nella seconda parte. Qui il film riesce infatti a creare una risonanza intelligente con opere come Zabriskie Point o il Michael Mann di Miami Vice: diventa, insomma, messinscena di uno spazio altro, le cui coordinate sono garantite da un complesso sistema di riferimenti da cui non si può prescindere, all'interno del quale le protagoniste – che pure vorrebbero ritrovarsi – possono finalmente perdersi.

Una volta messo in scena questo mondo, insomma, Korine lascia che i suoi personaggi si muovano nello stesso, come preda di una sorta di assenza di gravità. I corpi ammiccanti perdono la loro fisicità per diventare essi stessi icone in caduta libera, forme che si perdono fra i segni di questa irrealtà. L'aspetto più intrigante è come questo svuotamento di sostanza finisca per creare una contrapposizione fra l'immanenza dei segni che connotano l'universo e questa tensione continua al nulla e alla perdita. In virtù di questo approccio – che spesso vede immagine e dialoghi negarsi a vicenda – il film si carica di una qualità malinconica, affine tanto al disperato fuggire di Antonioni, quanto alla futile ricerca di un edonismo che non può garantire la felicità di Mann (ovviamente fatti sempre i debiti distinguo).

Spring Breakers naturalmente metabolizza il fatto di venire dopo questi modelli alti e deve fare i conti con la realtà in cui si muove, ma la tensione è alquanto simile. Perciò il film smette presto di essere “solo” un banale esempio di estremismo e diventa un sogno “congelato” in un non-tempo: la ripetitività di certe formule visive è come se volesse istillare nello spettatore la consapevolezza della continua reiterazione degli stessi gesti, nonostante la progressiva escalation cui la situazione conduce, con tanto di graduale allontanamento di alcuni membri del gruppo. In questo senso, Faith appare il personaggio chiave, sicuramente il più complesso, costretto com'è fra le inibizioni della Fede e il desiderio di conoscenza condiviso con le amiche: non a caso è proprio lei che a un certo punto parla di “fermare il tempo” per poter assaporare per sempre la gioia del momento.

E' come se Korine avverasse il suo desiderio, ma solo per mostrarne il perdersi cui l'esperienza giocoforza conduce. E senza che questo sottintenda moralismo alcuno. Anzi, il bello è proprio la totale mancanza di uno sguardo morale, che lascia perciò fuori le facili disquisizioni sull'”estremismo” per diventare – lo ribadisco – messinscena di un'esperienza. Anche per questo la chiusa può considerarsi sostanzialmente un lieto fine, una sorta di “superamento della prova”. La miglior conclusione possibile per un film a suo modo capace di trascendere le facili apparenze e di diventare un'opera astratta, carica di meraviglia e poesia.


Spring Breakers – Una vacanza da sballo
(Spring Breakers)
Regia e sceneggiatura: Harmony Korine
Origine: Usa, 2012
Durata: 94'

1 commento:

myers82 ha detto...

azz, quindi merita questo film??? a me dal trailer pareva la solita minchiata per ragazzine :-( dalle mie parti l'han gia tolto, ma magari un domani quando passa su sky gli darò un occhiata, se non altro per tutte quelle "graziose" protagoniste :-P