"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

mercoledì 6 marzo 2013

Nel fantastico mondo di Oz

Nel fantastico mondo di Oz

Dopo essere tornata dal regno di Oz, Dorothy è afflitta da una forma di depressione che spinge gli zii a sottoporla a una cura a base di elettroshock. La bambina, però, riesce a fuggire dalla clinica e, trascinata via dalla corrente del fiume, si ritrova ancora una volta a Oz: ma il regno è in rovina, lo Spaventapasseri (che aveva assunto la reggenza) è sparito e la Città di Smeraldo è abbandonata a se stessa, con bande di Rotanti che imperversano per le strade e il Leone Codardo e l'Uomo di Latta ridotti a statue di pietra, insieme a tutti gli abitanti. La colpa è del malvagio Re degli Gnomi, che ha lanciato un maleficio su Oz assumendo il potere. Dorothy deve fermarlo, insieme a nuovi compagni: il robot Tik Tok, il divano volante Gump, il tenero Jack Testadizucca e Billina, la sua gallina del Kansas, che una volta arrivata a Oz ha acquisito il dono della parola.


La recente uscita in DVD permette a Nel fantastico mondo di Oz di uscire finalmente dal novero dei film più citati che visti, dopo le sporadiche trasmissioni tv e la vecchissima pubblicazione in videocassetta. Si tratta di un recupero che fa il pari con il “ritorno a casa Disney” delle suggestioni create da Frank Baum: in origine, infatti, la Mgm decise di produrre Il mago di Oz proprio perché il successo di Biancaneve e i sette nani aveva reso palese come il pubblico fosse pronto ad accettare una piena incursione nei territori del fantasy. Naturalmente, visto che stavolta si gioca in casa, la Disney non può citare direttamente la pellicola del 1939 e mette perciò in piedi un seguito che unisce vari romanzi di Baum successivi al primo (Il meraviglioso regno di Oz, Ozma, regina di Oz e Tic-Toc di Oz). A dirigere c'è Walter Murch, ex collaboratore di George Lucas, famoso soprattutto come montatore e qui alla sua unica regia: l'inesperienza nel ruolo, peraltro, procurò non pochi problemi all'autore, al punto che lo stesso Lucas dovette fare da garante, permettendogli di finire il lavoro. Tanta fiducia non fu comunque ripagata dal botteghino, dove il film fu un sonoro flop, condannando poi la pellicola all'oblio.

A rivederlo oggi, non si tarda a capire le ragioni dell'insuccesso: Murch compone infatti un film che, più che un seguito, è una vera antitesi del capolavoro del 1939. Il film di Fleming, va ricordato, negli Stati Uniti è considerato un'autentica istituzione, al punto da essersi radicato in profondità nell'immaginario popolare: cercare di rovesciarlo di segno è sì una scelta coraggiosissima da parte di Murch, ma anche un azzardo non da poco, che gli ha perciò alienato i favori del pubblico. Tutto ciò che nell'opera MGM è solare e colorato, qui diventa cupo e quasi monocromatico: non c'è nessuna soluzione di continuità fra il Kansas devastato dal dopo tornado e ancora sferzato dalle intemperie e un regno di Oz ormai in rovina, spoglio e abitato da personaggi che la natura “analogica” degli effetti speciali rende quanto mai concreti e “fisici”, così distanti dal tono naif e stilizzato della pellicola del '39. Il sembiante caratteristico della Strega dell'Ovest è sostituito da una inquietante Principessa Mombi con teste intercambiabili, i folli Rotanti e un Re degli Gnomi di roccia che nel finale minaccia di divorare Dorothy e compagni, in una scena di grande impatto drammatico.

Paradossalmente, però, è proprio il tono dark ad avere attirato nel tempo gli appassionati, al punto che oggi il film è ricordato come uno dei più autorevoli esponenti del raro e sorprendente filone “gotico” disneyano, che negli anni Ottanta conobbe uno dei suoi picchi, con pellicole come Gli occhi del parco (1980), Il drago del lago di fuoco (1981), Qualcosa di sinistro sta per accadere (1983) e il cartoon Taron e la pentola magica (1985): tutti titoli oggi abbastanza dimenticati, segnali di un periodo commercialmente difficile per la Disney, che si risolse però in una serie di sperimentazioni decisamente lontane dal consueto target infantile. Un periodo, perciò, su cui bisognerebbe tornare a riflettere. Inoltre, ci sono spunti anche per il dopo: a una visione odierna, infatti, è difficile restare indifferenti al personaggio di Jack Testadizucca, che sembra l'antenato del Jack Skeletron di Nightmare Before Christmas: viene da chiedersi, insomma, se Tim Burton abbia visto e amato il film o se, più semplicemente, non sia un fan dei libri di Baum. Tutto questo senza considerare, infine, l'insperata e felicissima scelta di casting, che affida il ruolo della dolce Dorothy a Fairuza Balk, futura “bad girl” hollywoodiana, interprete di film come Giovani streghe.

In questa sede, però, interessa di più il rapporto reale/fantastico così centrale nella pellicola del 1939 e qui scardinato dalla sintassi “realistica” di Murch - in barba al “fantastico” così esplicitamente chiamato in causa dal titolo italiano: la scelta (ripresa dal classico) di far interpretare i personaggi del mondo reale e quelli di Oz agli stessi attori reitera l'idea del viaggio nel regno fantastico come una catarsi, attraverso cui Dorothy sconfigge le sue paure. Ma, stavolta, cambia totalmente il senso: Dorothy infatti è ormai straniera nel Kansas, avvertita come “strana” da una società che ha perso i valori tradizionali esaltati dal film del 1939 e guarda a un futuro avveniristico, con l'introduzione della corrente elettrica e delle più moderne tecniche mediche. Sebbene il dottor Worley tenti di rassicurare la bambina “umanizzando” la macchina dell'elettroshock (che ha occhi, naso e bocca), c'è ben poco spazio per la fantasia, che da un lato deve ritagliarsi un ruolo preminente con la forza (il fantasma di Ozma che “rapisce” Dorothy e le permette di fuggire), dall'altra soccombe agli istinti più oscuri delle forze malvagie, che riescono a rovesciare il regno di Oz.

Pertanto stavolta Dorothy vuole tornare a Oz e anche il rientro a casa finale lascia una porta aperta a futuri viaggi, risolvendo così la contraddizione insita nel film originale (perché Dorothy preferisce al meraviglioso Oz il grigio Kansas?). Murch, insomma, fa suo il desiderio del pubblico, pur negando allo stesso tutti gli elementi tipici dell'“immaginario di Oz”. Ne viene fuori un film stranamente crepuscolare, con un'ansia un po' da Eden perduto, sin troppo lento e “povero” per gli standard odierni - ma anche per quelli dell'epoca, basterebbe confrontarlo con il lussureggiante Legend, giusto per rimanere in ambiti comunque dark. Alcune suggestioni saranno comunque riprese nel più riuscito Labyrinth, di Jim Henson.

Un classico dimenticato, dunque? Più che altro un interessante esperimento di rielaborazione di un universo considerato altrimenti “intoccabile”: almeno per questo, Nel fantastico mondo di Oz merita un doveroso rispetto.


Nel fantastico mondo di Oz
(Return to Oz)
Regia: Walter Murch
Sceneggiatura: Gill Dennis e Walter Murch (dai libri di L. Frank Baum)
Origine: Usa, 1985
Durata: 113'

5 commenti:

myers82 ha detto...

bellissima rece :-) a me questo film piace un sacco soprattutto l'aspetto gotico/dark.
Un gioiello da riscoprire nonchè tra le poche cose targate disney che apprezzo

Anonimo ha detto...

"Nel fantastico mondo di Oz" è un filmone. Anch'io lo preferisco al film del '39 perché non è un musical ed è, inoltre, più fedele alla storia di Baum.
Soprattutto quest'ultimo aspetto mi ha spinto ad acquistare la raccolta completa dei 15 libri di Baum di Oz in lingua originale che mi arriveranno a giorni.

Anonimo ha detto...

A proposito: bella recensione!

Anonimo ha detto...

Quando recensirai il film Il grande e potente Oz ?

Davide Di Giorgio ha detto...

Ciao Anonimo, grazie per i complimenti.
"Il grande e potente Oz" non lo recensisco perché non mi è piaciuto e nel blog scrivo solo dei film che apprezzo :-)

A presto e... buona lettura ;)