"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

sabato 20 giugno 2009

Batman: Dead End

Batman: Dead End

Il Joker è evaso dal carcere di Arkham e Batman si mobilita per rintracciarlo: lo scontro fra i due eterni rivali avviene in un vicolo, dove i due si rinfacciano le rispettive colpe. L’esito sembra comunque deciso, ma l’inaspettata intrusione di nuovi nemici rimette tutto in discussione: Batman si trova così costretto ad affrontare prima un Alien e poi un Predator in duelli all’ultimo sangue. E la vittoria finale non sarà che il preludio a nuovi scontri con altri esemplari delle due razze aliene…

Uno degli aspetti maggiormente apprezzati dagli appassionati dei fumetti è il cosiddetto “cross-over”, ovvero la possibilità di far incontrare (o eventualmente scontrare) personaggi di universi narrativi o testate differenti. Una pratica che nei comics americani è all’ordine del giorno e, anche se da tempo ha perso la qualità di “evento”, ciononostante continua a costituire uno dei meccanismi editoriali più redditizi, tanto da essersi di recente spostata anche al cinema: pensiamo a Freddy vs Jason, Alien vs Predator o all’annunciato progetto dedicato ai Vendicatori, dove dovrebbero confluire i personaggi già apparsi in Iron Man e L’incredibile Hulk e i nuovi arrivi degli imminenti Thor e Capitan America (un progetto che, se andrà come dovrebbe, finirà certamente per risultare seminale nella fusione tra il cross-over cinematografico e il cinecomic).

Appare quindi logico che i fan-film sfruttino appieno questa metodologia di racconto, anticipando addirittura il trend cinematografico, se consideriamo che questo Batman Dead End è stato realizzato nel 2003, quando sia il filone dei cinecomics che quello proprio dei cross-over erano praticamente agli albori e, soprattutto, la rinascita filmica di Batman era ancora lontana (Batman Begins, infatti, sarebbe arrivato due anni dopo).

Ciò che maggiormente suscita il divertimento dello spettatore è la natura esponenziale del meccanismo, e, soprattutto la sua evidente stratificazione: il piacere primario è infatti suscitato dalla messinscena che rende reale un eroe dei fumetti (elemento già alla base degli stessi cinecomics), subito doppiata dall’ingresso dei personaggi provenienti da universi narrativi “altri” (ovvero le saghe di Alien e Predator).

Relativamente al primo livello di fruizione, il regista e sceneggiatore Sandy Collora enuncia in maniera molto diretta una caratteristica base dei fan-film, ovvero la fedeltà pressoché assoluta alla controparte cartacea attraverso la scelta di personaggi straordinariamente somiglianti agli eroi del fumetto, con tanto di calzamaglia d’ordinanza, che viene a riprendere il posto dei corpetti sfoggiati quasi sempre nelle varie versioni cinematografiche dell’Uomo Pipistrello. A restituire la possanza del Crociato Mascherato non è quindi un busto in plastica sagomata, ma la reale muscolatura dell’interprete Clark Bartram, mentre un credibilissimo Andrew Koenig dà vita al Joker. Manca quindi un elemento di elaborazione autoriale che possa scalfire l’immagine dell’eroe presso il pubblico di appassionati, poiché si ritiene (legittimamente) che la forza e la storia pregressa del personaggio sia da sola capace di far brillare di luce propria anche la trasposizione filmica: considerazione anch’essa in anticipo sui tempi, considerando il lavoro svolto a Hollywood con la trasposizione ufficiale di Watchmen (autentico esempio di sovrapposizione tra blockbuster e fan-film).

Similmente l’intero scontro con il Joker è costruito mediante una serie di elementi riconoscibili dagli appassionati, ovvero il dualismo fra i due personaggi che si rinfacciano la reciproca esistenza come condizionata dall’esistenza dell’altro. Batman esiste quindi per catturare i tipi come il Joker e quest’ultimo agisce come perfetto speculare alla follia di chi indossa una maschera perseguendo un suo distorto ideale di giustizia che ne evidenzia unicamente la natura ossessiva. Non c’è in tutto questo un elemento di elaborazione sul tema, soltanto l’evidenza con cui lo stesso viene sfoggiato, in modo da restituire all’appassionato ciò che questi si aspetterebbe dall’eroe al transito sullo schermo. E’ chiaramente un’operazione quindi priva di un secondo livello di lettura, che evidenzia anche la natura ludica di un sottogenere (il fan-film appunto) che si vuole porre come appendice del fumetto e non come sua possibile evoluzione.

L’inserimento degli elementi “alieni” (Predator e Alien) scatena quindi un fattore di imprevedibilità che comunque è sempre interno al sistema di riferimenti noto allo spettatore (non va infatti dimenticato che in alcuni fumetti Batman ha realmente affrontato questi personaggi), e si limita pertanto ad allargare il campo d’azione della storia, regalando all’insieme varietà e tensione, in una continua escalation che vedrà l’eroe mascherato opposto ad avversari sempre più temibili e forti.

Il lavoro svolto da Collora in questo senso è focalizzato soprattutto a riprodurre la credibilità di quanto racconta attraverso una messinscena che, pur nella sua essenzialità, si dimostra scenograficamente curata e anche sfarzosa nell’utilizzo degli effetti speciali (il regista, peraltro, lavorava già a Hollywood all’epoca, il che renderebbe Batman Dead End un fan-film “di confine” poiché già abbastanza professionale). Il montaggio, da parte sua, passa da una prima parte più contemplativa, dove tende a isolare le singole inquadrature per riprodurre l’effetto comic-book dell’eroe in pose evocative, a una seconda parte più concitata, dove si preoccupa di dare ritmo agli scontri fra i personaggi.

L’aspetto più significativo, dunque, sta ancora una volta nella sua capacità di sintesi che diventa anticipazione, per il modo con cui il lavoro di Collora, sicuramente molto godibile e ben realizzato, pone al centro della scena il desiderio di una trattazione spettacolare e fedele di personaggi così amati: né pop come il Batman televisivo degli anni Sessanta, né dark come quello di Tim Burton, né realistico e ambizioso come quello di Christopher Nolan. Il confine tra fan-film e blockbuster in questo caso è ancora netto, ma la marcia degli appassionati verso la conquista di Hollywood è iniziata.

Batman: Dead End
Regia e sceneggiatura: Sandy Collora
Durata: 8’
Origine: Usa, 2003

Batman Dead End sul sito di Sandy Collora
Informazioni sul film (in inglese)
Breve intervista a Sandy Collora
Sandy Collora su Wikipedia Inglese

2 commenti:

marcochiba ha detto...

Questo Dead End è una delle migliori trasposizioni in celluloide di Batman. Oscuro senza scivolare nel gotico / dark (vedi Burton), e tanta azione che non sfocia nel ridicolo come alcune produzioni recenti.
Collora che fine ha fatto?...

Davide Di Giorgio ha detto...

> Collora che fine ha fatto?...

E' impegnato nella realizzazione del suo primo lungometraggio ufficiale, "Hunter Prey" ;)