"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

venerdì 26 giugno 2009

In memoria di Michael

In memoria di Michael

"Showin’ how funky and strong is your fight, it doesn’t matter who’s wrong or right just beat it"

Esistono personaggi che sembrano incapaci di resistere alla loro grandezza e dopo aver raggiunto il picco si lasciano ricordare unicamente per l’inarrestabile e autodistruttivo declino cui si sottopongono: un atteggiamento che ha il sapore di una punizione autoindotta e che paradossalmente non fa che riverberare (sebbene in modo distorto) ancora di più la loro grandezza, il loro senso di alterità rispetto a un mondo che non può che dividersi fra incomprensione e amore. Michael Jackson era uno di questi grandi: voce solista e inconfondibile dei Jackson 5 e poi “King of Pop”, ballerino eccellente capace di creare uno stile, e artista che ha mescolato black music, pop e rock avvalendosi anche di collaboratori straordinari come il grandissimo Quincy Jones o il regista John Landis (autore dell’indimenticabile video di Thriller, ma anche di quello, pure importante, di Black & White, reso celebre dalle pionieristiche sperimentazioni con il morphing), è stato uno dei personaggi più importanti e controversi degli ultimi decenni.

Un artista fondamentale e troppo frettolosamente collegato alla sola estetica degli anni Ottanta, decennio rispetto al quale manifestava una levità figurativa totalmente opposta a quelle delle icone muscolari al tempo in voga: il suo era infatti un corpo androgino, scattante, a volte nervoso, ma differente da quello “irriverente” che aveva segnato i Settanta con David Bowie, probabilmente perché l’esibizione delle continue operazioni chirurgiche che stavano già cambiando il suo aspetto lo riportava ancora una volta nella realtà, anziché astrarlo in quello spazio evocato dalla sua celebre “moonwalk”. Sembrava un alieno, Michael, ma invece era soltanto un uomo e questo continuo duello tra l’immaginazione e la realtà lo ferma nella Storia come un’icona oscillante, sempre in bilico fra molti estremi: è stato in fondo fra i personaggi black più popolari di tutti i tempi, ma il progressivo decolorarsi della sua pelle rifletteva il disagio di chi sembrava non ritrovarsi nell’immagine dell’artista nero (disagio peraltro riflesso attraverso i suoi stessi video, dal già citato Thriller a Bad, tutti a lì a raccontare la parabola di chi si sente “differente”). Senza tacere poi del suo continuo appellarsi all’innocenza, all’immaginario di un eterno Peter Pan che però ha subito le peggiori accuse possibili di corruzione dell’infanzia.

Viene da chiedersi quanto sia stato vittima e artefice del suo declino Michael, il “Ghost” che urlava “Leave Me Alone”, ma poi non è mai riuscito a non essere sempre un’icona pubblica prima ancora che un semplice essere umano, che appariva tanto fragile nel privato quanto grintoso nel pubblico, e si lascia ricordare per l’innocenza del suo sorriso quando cantava Don’t Stop ‘til You Get Enough: anche i sentimenti che evoca in chi, come noi, è stato sempre dalla parte del pubblico, sono in fondo contrastanti e quindi è giusto che a tracciare il bilancio completo sulla sua parabola ci pensi quella stessa Storia che non ha saputo fino a questo momento collocarlo, ma che è stata segnata dal suo passaggio. Resta la consapevolezza della perdita di un artista che è stato anche una straordinaria icona multimediale, intrattenitore oltre che semplice “cantante”, corpo che nella musica era già cinematografico: non è un caso, infatti, che la sua unica incursione “lunga” nel cinema vero e proprio (Moonwalker) sia stata un insuccesso, perché inutile segno ridondante di una carriera che era già al di là delle semplici catalogazioni in un’unica forma espressiva. Chissà, forse è paradossalmente proprio la completezza a sintetizzare meglio di ogni altra cosa la natura estremamente composita della sua opera e della sua personalità.

In chiusura di questo ricordo resta quindi un unico, possibile auspicio: quello di una riconsiderazione dell’artista nel suo complesso. Che sia ripreso e studiato tutto il corpus della sua opera, musicale e visiva, ivi compresi i lavori meno noti, come il cortometraggio Captain EO o il suo ruolo dello Spaventapasseri nel film The Wiz, per cercare di capire quanto innovativa sia stata davvero la sua figura, per una trattazione serena e partecipe della sua opera a cavallo fra i decenni. Troppo facile, infatti, pensare che la sua storia, superati gli scandali e la solitudine dell’uomo, debba riassumersi unicamente nella sua scomparsa prematura. La vita dell’uomo è terminata, l’avventura e la valutazione dell’artista probabilmente può iniziare adesso.

Sito ufficiale di Michael Jackson
Michael Jackson su Wikipedia
Canale YouTube ufficiale
Il ricordo dei colleghi
Rest in Peace, Captain EO

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25 anni di… “Thriller”

3 commenti:

AgonyAunt ha detto...

Un saluto molto onesto e osservazioni veramente condivisibili. Soprattutto concordo quando osservi che il corpo di Jackson, anche se ha assunto un ruolo iconico rispetto al decennio, non è affatto un'immagine "integrata" degli anni ottanta, ma un vistoso segmeto di alterità conficcato al loro interno.
Non mi è mai piaciuta la sua musica, perchè non tratta nemmeno i temi a me più vicini - quelli che hai riconosciuto in questo articolo - in un modo congeniale alla mia sensibilità. Questo non mi impedisce di riconoscere che è stato uno degli showman più interessanti e complicati del mio tempo.

Patrizia Mandanici ha detto...

Davvero un bel commento a ricordo di un protagonista della musica, ma anche simbolo di una difficoltà di vivere che, nonostante la sua metamorfosi (diventata grottesca alla fine), non può che rendercelo più umano.
Anch'io come il commentatore precedente non sono mai stata una grande estimatrice di Jackson, sebbene ascolti con piacere alcune delle canzoni più vecchie; riconosco il genio musicale, la voce davvero bella, unica.

Davide Di Giorgio ha detto...

Vi ringrazio per gli apprezzamenti, ancora più graditi perché espressi da "non fans".
Purtroppo devo constatare come il mio auspicio di una trattazione più serena dell'opera dell'artista al momento sia oscurato dalle inutili speculazioni sulla scomparsa dell'uomo. A volte mi chiedo se esista ancora il pudore e il rispetto che una morte dovrebbe sempre comportare...