
All’origine del progetto c’è un graphic novel, realizzato dallo stesso John Bergin, che di questa trasposizione è autore completo, avendo curato anche il montaggio, la fotografia e l’animazione. Il frutto di questo lavoro è un’opera potente e oscura, che riesce con pochi elementi a definire immediatamente il contesto e le emozioni care all’autore, evocando sensazioni di profondo e disperato nichilismo, dove il viaggio diventa metafora di un percorso verso un ineluttabile destino. La narrazione è scandita dalla voce over della protagonista, che enuncia i suoi pensieri con ponderazione e crea un flusso di parole e suoni quasi ipnotico, che, insieme al clangore incessante del treno che attraversa i binari e alle inquietanti musiche di Jeff Rona e David Edwards, funge da collante tra le visioni che definiscono il particolare look visivo del film.
Dall'originale cartaceo viene ripresa la fissità delle immagini disegnate e animate solo in parte, come a voler restituire l'idea di una “lettura” del mondo e degli scenari che vengono ritratti, quasi una sorta di possibile rielaborazione del concept ben più ameno che motivava le sperimentazioni di Supergulp! Una scelta anch’essa ragionata, come è tutto il film, capace di unire una profonda focalizzazione sulla materia a uno slancio lirico e visionario che conquista il cuore prima della mente, pure appagata da uno stile visivo vagamente impressionista, che mescola realtà e sogno. Non sappiamo infatti quanto di ciò che vediamo sia frutto dei timori inconsci di Cee o pura verità: la ragazza è il nostro unico tramite in quella realtà devastata, la definisce e forse la crea, mentre si interroga sulle cause del disastro, rispetto alle quali ha un’unica certezza: sono state provocate dall’uomo.
Il film innesca in questo modo una dicotomia fra l’interno della mente umana, dal quale sgorgano visioni mostruose e atteggiamenti distruttivi (la mattanza dei bovini, l’uso dei cadaveri come combustibile del treno) e un esterno che con la solennità dei pochi manufatti ancora esistenti riverbera la gloria di un passato ormai lontano e dona al paesaggio desertico una parvenza spettrale. Lo scenario pertanto descrive una realtà post-industriale, dove dominano giganteschi ponti ferroviari semi crollati, fabbriche ormai divorate dalla ruggine e pochi villaggi in lotta contro le inondazioni provocate da una pioggia violenta e da acque che hanno il colore del sangue. Il tutto contribuisce a rimarcare la forte componente visionaria dell’opera, dove il proliferare delle immagini che Bergin produce sembrano soprattutto rimarcare l’idea della maternità negata, chiara metafora dei timori che affliggono la giovane Cee: il ricordo di un peluche cui tanti anni prima fu estratto il carillon dal ventre; un bovino gravido che viene squartato; allucinanti sale operatorie dove agiscono medici dalla faccia di teschio con strumenti chirurgici mostruosamente deformati; carrozze-lazzaretto: tutto sembra muovere nel senso di una negazione di ogni possibile continuità della vita.

Il viaggio serve dunque a empatizzare con i personaggi, a condividere i loro dubbi, i tormenti e le lotte per proseguire verso una meta che non conosciamo ma che sulla fiducia crediamo utile a definire un nuovo punto di partenza: soffriamo delle difficoltà provocate da ogni ostacolo che si frappone all’avanzare del gigante d’acciaio, e gioiamo di ogni piccolo progresso della carovana, immersi come siamo nella vicenda. Le sperimentazioni visive passano poi per una mescolanza (a onor del vero non sempre riuscita) di disegno tradizionale e animazione 3-D per restituire il senso della profondità, soprattutto degli elementi materici (il treno, le fabbriche, i binari), che crea un contrasto interessante e vagamente cyberpunk con la qualità pittorica dei disegni tradizionali: in alcuni passaggi sembra di riconoscere anche possibili debiti dalle opere di H.R. Giger, che ossequiano la componente post-apocalittica dell’idea.
Presentato in anteprima italiana al Future Film Festival 2009 dopo numerose manifestazioni internazionali, From Inside rappresenta una delle più belle folgorazioni degli ultimi anni, lancinante e poetico, inquietante, anche spaventoso, ma profondamente carico d’umanità.
From Inside
Regia e sceneggiatura: John Bergin
Origine: Usa, 2008
Durata: 71’
Regia e sceneggiatura: John Bergin
Origine: Usa, 2008
Durata: 71’
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