"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

mercoledì 11 febbraio 2009

Babil Junior: il manga

Babil Junior: il manga

Mentre al completamento della collana manca ancora un numero con alcune storie fuori continuity, l’uscita dei volumi 6 e 7 permette comunque agli appassionati di leggere la conclusione dell’arco narrativo principale di Babil Junior, autentico classico del manga, qui alla sua prima edizione italiana nonostante la pubblicazione originale risalga al 1972. Onore al merito dell’editore d/visual, dunque, che ha permesso di far conoscere ai lettori nostrani la versione cartacea, laddove i personaggi finora erano noti soltanto attraverso la serie animata trasmessa sulle emittenti private italiane all’inizio degli anni Ottanta o mediante la miniserie remake del 1992 realizzata per il mercato del video.

Che ci fosse più di un motivo d’interesse nella lettura era evidente considerando l’importanza storica che l’opera di Mitsuteru Yokoyama riveste nel panorama nipponico: autore prolifico e vero inventore di generi (i robot giganti, le maghette), Yokoyama dimostra anche in questo caso di essere tematicamente avanti rispetto ai suoi tempi, sebbene poi la qualità narrativa rientri nel pieno delle influenze contemporanee, tanto da fare di Babil Junior un lavoro paradigmatico rispetto alla struttura del manga classico, con tutto ciò che ne consegue in termini di forza espressiva e limiti dell’opera.

La storia vede l’adolescente giapponese Koichi essere richiamato da una misteriosa forza nel deserto arabo, dove sorge la biblica Torre di Babele: si tratta in realtà di un’imponente fortezza che un alieno giunto sulla Terra molti secoli prima da un mondo tecnologicamente avanzato ha lasciato in eredità all’erede che un giorno sarebbe comparso sul pianeta. Koichi apprende così i segreti dell’alieno, impara a sviluppare poteri paranormali e sovrumani e assume l’identità di Babil Junior, ritrovandosi poi costretto ad affrontare un altro esper, Yomi, che intende conquistare il mondo. Come si può notare non siamo distanti dai classici temi di un altro autore contemporaneo, ovvero Go Nagai, per la figura del folle con mire di conquista e per alcuni elementi iconici, come la base tecnologicamente avanzata e il robot gigante. Babil ha infatti al suo servizio tre assistenti: Rodem, una pantera mutaforma, Ropuros, un enorme rapace meccanico, e Poseidon, un colossale robot.

I possibili punti di contatto con Mazinga Z sono più evidenti nella serie tv, dove si insiste maggiormente sul valore iconico dell’adolescente alla guida di un macchinario con tanto di tuta da battaglia, laddove il fumetto volge lo sguardo chiaramente a un modello più squisitamente avventuroso ed epico, che tocca alcuni elementi e temi propri della fantascienza, sfruttandoli per la costruzione di sequenze dinamiche e d’impatto, all’interno di una narrazione dal ritmo molto sostenuto. La capacità di Yokoyama di precorrere i tempi è evidente nell’inserimento di temi come la manipolazione genetica e i poteri paranormali che saranno poi ripresi da altri autori con esiti molto più profondi (pensiamo al Katsuhiro Otomo di Akira), ma che qui già si inseriscono all’interno di un discorso molto interessante.

La genialità della storia, infatti, sta nella mescolanza di elementi apparentemente eterogenei, che danno vita a un tessuto narrativo compatto e potente, capace di unire materia e spirito, fantascienza e mito. La forza iconica data dalla Torre di Babele, simbolo del Caos, rivela perciò la volontà di porre in essere un confronto tra due uomini elevati al rango di dei ed evidenzia in questo modo il timore di Yokoyama per un possibile superamento dei limiti congeniti dell’essere umano (favorito dall’evoluzione o dal progresso tecnologico), che diventa strumento di distruzione e perdizione.

L’autore in questo senso differisce però dal più stratificato Nagai per un certo manicheismo, che vede Babil e Yomi precisamente aderenti al ruolo del “buono” e del “cattivo” e delega ai tre servitori le possibili sfumature in grado di rivelare la mostruosità latente dei due protagonisti: in quanto possessore di poteri psichici, infatti, anche Yomi impara ben presto a comandare Rodem, Ropuros e Poseidon e in questo modo annulla il vantaggio di Babil, riconducendo la lotta fra i due a un più serrato confronto personale. Ne consegue che gli umani veri e propri ricoprono ruoli molto marginali, la famiglia di Koichi viene abbandonata senza troppe conseguenze (laddove nella versione animata a volte tornava a fare capolino) e non si insiste particolarmente sui possibili risvolti psicologici o morali, confinati nei presupposti stessi della storia.

Il che rende evidente una certa ripetitività che la storia sconta dalla metà in poi, con l’escalation continua dello scontro fra i due superuomini: pare evidente come a Yokoyama interessi maggiormente il racconto nella sua accezione più popolare, fatta di grandi sequenze d’azione e di un tessuto narrativo semplice e mirato ad esaltare sentimenti primari come lo stupore degli umani di fronte alle imprese di Babil e Yomi, il coraggio del giovane eroe e la follia spietata del dominatore.

In questo modo il fumetto risulta quindi datato ma comunque avvincente e trascina il lettore in una sarabanda di situazioni che, nel rendere sempre più serrato il confronto tra i singoli, apre il racconto a scenari sempre più globali: Yokoyama si dimostra maestro di capacità espressiva, attraverso l’uso di una griglia molto funzionale, che a disegni a tutta pagina che esaltano la forza dirompente delle scene d’azione in cui agiscono i tre servitori (in particolare i maestosi Ropuros e Poseidon) alterna tavole divise in piccole vignette dove l’attenzione è incentrata sui particolari. Impagabile a questo proposito, per costruzione ritmica e visiva di stampo chiaramente cinematografico, il momento in cui Babil e Yomi si scambiano un fugace sguardo dopo il primo incontro e capiscono così di essere destinati a una feroce rivalità.

Il design dei personaggi, invece, dimostra chiaramente un debito verso lo stile tondeggiante tipico del grande maestro del manga Osamu Tezuka, mentre si nota una maggiore cura nel design degli apparecchi meccanici e dei tre servitori, dove la sensazione tattile della consistenza vischiosa di Rodem, della pelle ruvida di Ropuros o della corazza traslucida di Poseidon è forte e dimostra l’abilità di un autore consapevole delle sensazioni che vuole trasmettere.

Babil Junior
(Babiru Nisei)
Scritto e disegnato da: Mitsuteru Yokoyama
Pubblicato da d/visual
8 volumi
1972

Pagina di Wikipedia su Babil Junior
Editoriale d/visual sul manga
Scheda di Anime News Network sulla serie tv

5 commenti:

Sciamano ha detto...

cavolo avevo preso il vol.I poi mi sono perso....sono già usciti altri 6 volumi?!
Il settimo vol. é quello conclusivo? ho capito bene?. Mi hai fatto venire una voglia di leggerlo tutto di un fiato. Da bambino ovviamente guardavo la serie animata.

Davide Di Giorgio ha detto...

Sì, sono usciti 7 volumi che completano la storia. L'ottavo (che uscirà più avanti e che completa l'intera collana) conterrà delle storie fuori continuity.

Sciamano ha detto...

ok, ho capito: altri euri da sborsare...però lo faccio con piacere.

Jacopo Mistè ha detto...

Ho finito proprio ora di leggerlo.
Sono d'accordo su tutte le innovazioni che hai descritto, però per me importanza storica non necessariamente va di pari passo con la qualità.

Letto oggi, Babil Junior lo trovo datato e di una noia colossale, ammetto che ho fatto veramente fatica ad andare fino in fondo con la lettura.

Colpa, questa, di una trama inesistente, di un cast monocaratterizzato, e di disegni che, per il tipo di storia, nella loro semplicità minimale sono completamente inadatti e fuori posto.

Ho letto diversi manga degli anni 70, di Matsumoto, Nagai, Tezuka e dello stesso Yokoyama, e per me Babil Junior non solo è inqualificabile letto oggi, ma anche all'epoca non era niente di che. Opere come Devilman, Harlock, Storia dei Tre Adolf dimostrano che anche 40 anni fa era possibile coivolgere con storie profonde e tutt'altro che banali, e proprio per questo non riesco a sopportare questo Babil Junior che ripete per 7 giganteschi volumi lo stesso canovaccio ripetuto all'infinito.

Ti consiglio Mars dello stesso autore, per me decisamente più riuscito. Questo BJ imho è veramente un'opera debolissima e non riuscita.

Jacopo Mistè ha detto...

Dimenticavo... dopo questa lettura, chi ha il coraggio di provare Giant Robo quando la d/visual lo pubblicherà?