"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

mercoledì 2 luglio 2008

Jackie Brown

Jackie Brown è una matura hostess di una piccola compagnia aerea che collega gli Stati Uniti e il Messico: a causa di piccoli precedenti penali, la donna non può aspirare a niente di meglio di quel lavoro mal pagato e perciò “arrotonda” le sue entrate compiendo piccoli traffici di denaro per Ordell, criminale e venditore d’armi. Un giorno però i Federali la colgono in flagrante, grazie a una soffiata di un dipendente dello stesso Ordell smanioso di guadagnarsi la libertà dopo essere arrestato. Per Jackie ora si profilano due inquietanti scenari: la prigione o la morte per mano di Ordell, che elimina spietatamente chiunque possa intralciare i suoi piani. Un inaspettato alleato si rivela però essere Max Cherry, addetto all’ufficio cauzioni entrato in gioco per conto dello stesso Ordell, che rimane molto colpito dall’avvenenza e dalla forza d’animo di Jackie. Lo scenario che si profila è una grossa truffa che permetta alla donna di incastrare Ordell rubando anche il suo denaro, senza far sospettare nulla ai Federali.

All’epoca della sua uscita nelle sale, Jackie Brown portava sulle spalle l’inevitabile fardello di essere la pellicola successiva all’exploit di Pulp Fiction, che aveva rivelato al mondo il talento di Quentin Tarantino. Le aspettative di critica e pubblico, pertanto, influenzarono non poco il giudizio, facendo parlare di pellicola “prudente” o meno scoppiettante di quella che l’aveva preceduta, laddove, in tempi più recenti, il film non solo si è guadagnato un certo seguito, ma addirittura parte della critica lo ha lodato come pellicola matura e stilisticamente sorvegliata, chiaro segno di un Tarantino in continua evoluzione (interessante notare come questa tesi sia stata spesso portata avanti per denigrare invece le pellicole successive come Kill Bill).

Ora che sono passati poco più di dieci anni (il film è del 1997) si può tentare un approccio distaccato, che contestualizzi maggiormente la pellicola nell’ambito della produzione filmica di Tarantino: a questo proposito il regista stesso, nelle interviste, dichiara che Le iene e Pulp Fiction sarebbero da ascrivere a un unico universo tematico e forse anche narrativo, speculare a quello di Kill Bill. In questo scenario Jackie Brown fa la parte dell’outsider poiché sarebbe invece da iscrivere a un terzo universo, quello dello scrittore Elmore Leonard (la fonte è in effetti il suo romanzo Rum Punch).

E’ un buon punto di partenza per evidenziare come in effetti il film possegga caratteristiche uniche all’interno della filmografia di Quentin, è il primo (e al momento unico) adattamento da un romanzo e il suo situarsi in maniera perfettamente centrale nella sua attuale produzione (terzo di cinque film) ne esalta ancora una volta la natura “fuori schema”. Certamente Tarantino compie un’operazione nel segno del rispetto per le regole codificate dal grande romanziere americano, cercando di interfacciare il proprio mondo con il suo senza grossi scossoni e il risultato è un film che sebbene riverberi molti stilemi di quello che oggi viene definito lo “stile Tarantino”, per il resto è autosufficiente, né pulp né tantomeno sfacciatamente citazionista.

Questo aspetto si comprende meglio se consideriamo l’omaggio al cinema blaxploitation all’interno del quale il film è stato immediatamente inquadrato, complice la centralità offerta all’attrice Pam Grier, splendida icona del genere. Quella che vediamo in azione non è Coffy e nemmeno Foxy Brown (nonostante la similarità del nome), ma una donna matura alle prese con il problema della sopravvivenza e dell’incedere spietato del tempo, che deve fare i conti non soltanto con il suo presente, ma anche con gli errori del passato che rischiano di minare il suo futuro. Il tutto viene da lei risolto senza coinvolgersi in pirotecniche azioni, ma con l’ingegno e un approccio basato sul non detto e sul suggerito, grazie al quale Jackie riesce a convincere i suoi nemici della propria buona fede. Allo stesso tempo, però, quando vediamo la protagonista impugnare una pistola contro un temibile Ordell che minaccia di avere ragione di lei non riusciamo a non “vedere” in quel momento un chiaro riflesso proprio di eroine come Coffy e Foxy Brown; e quando Jackie è in prigione, con indosso i tipici panni da galeotta, la memoria corre ai film del genere “Women in Prison” interpretati dalla stessa attrice.

Il punto è proprio questo: Jackie Brown è un film di evocazioni, che non usa le citazioni in maniera diretta, ma sfrutta comunque l’eco che le immagini riescono a creare, creando un’aura mitica all’interno della quale i personaggi possono comunque far emergere la propria umanità. In questo senso, rispetto ai film precedenti e ai successivi, lo schema è totalmente rovesciato: gli incastri della sceneggiatura e i rimandi ipertestuali (al romanzo e ad altri film) non sono funzionali ai personaggi, ma esattamente il contrario, è la storia a essere al servizio di un’epopea dove ciò che conta sono i caratteri. Questo permette al film di vantare, all’interno di uno schema evidentemente di fiction, una forza realistica ed emozionante che cattura il cuore dello spettatore e che si esprime nelle piccole pause, nei gesti esaltati in modo discreto ma fermo dalla regia e dal grande controllo sulle prestazioni fornite dallo splendido parterre di attori, inquadrati con una certa enfasi, quasi idolatrati dalla macchina da presa. Non a caso Tarantino lo definisce come un film che cresce dopo le ripetute visioni grazie alla forza dei caratteri (e come possibile modello cita Un dollaro d’onore di Howard Hawks).

L’aspetto più interessante di tutto questo approccio, però, sta nel fatto che lo stesso arriva a contaminare in un modo che d’ora in poi risulterà ineludibile, il cinema stesso di Tarantino, aprendo margini di lirismo e umanità in un cinema fino a quel momento incentrato su una forte tipizzazione: Jackie Brown in questo senso è l’antisegnana della Sposa di Kill Bill e il suo conflittuale rapporto con Ordell e con Max Cherry anticipa il complesso legame tra Uma Thurman e il Bill di David Carradine. In questo senso Jackie Brown diventa non più un film da inquadrare come un outsider nel cinema di Tarantino, ma anzi come un punto di svolta che permette allo stesso di maturare un’evoluzione che nelle opere future permetterà agli elementi topici dei primi film (tipizzazione, citazionismo, divertimento palese nella creazione degli incastri di sceneggiatura) di essere ben presenti senza disperdere mai la forza umana dei personaggi. Un film da riscoprire.

Jackie Brown
(id.)
Regia e sceneggiatura: Quentin Tarantino, dal romanzo “Rum Punch” di Elmore Leonard
Origine: Usa, 1997
Durata: 154’

Intervista a Quentin Tarantino
Intervista a Pam Grier
Intervista a Robert Forster
Pagina di Wikipedia su Jackie Brown

2 commenti:

Ale55andra ha detto...

Io amo Tarantino e per questo non posso che amare anche Jackie Brown.

Cinemystic ha detto...

Io come al solito azzardo e vado controcorrente, e dico che Jackie Brown è il miglior film di Tarantino. Solidissimo, affascinante, sinuoso, scritto e diretto magistralmente.