"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

lunedì 8 marzo 2010

The Queen of the World

The Queen of the World

Quante volte ho scritto che da queste parti i premi e le classifiche non sono ben visti? Tante, ma poi accade inevitabilmente che quando il premio incorona una di quelle personalità che ami e permette di darle quella visibilità che spesso le era stata negata, d’un tratto tutti i pregiudizi e le noie del caso si dissolvono e resta solo una grande soddisfazione.

Oggi lo si può scrivere con forza: questo era un giorno molto atteso, dove è bello essere fan di Kathryn Bigelow, è bello pensare di esserlo stato sin dai tempi di quel capolavoro assoluto che è Il buio si avvicina. E’ bello esserlo stato quando un film semplicemente pazzesco come Strange Days la poneva all’attenzione generale ma al contempo affondava clamorosamente (e inspiegabilmente) al botteghino. Ed è bello pensare al momento in cui si era lì, a Venezia, mentre lei presentava un piccolo grande film sulla guerra in Iraq che oggi la incorona regista dell’anno (e non solo agli Oscar).

Perciò non è importante il fatto che per la prima volta un premio così sia stato vinto da una donna (ragionamento di per sé alquanto sterile) ma che sia arrivato a una grande artista, a coronamento di una carriera eccezionale, da sempre condotta con coerenza e sensibilità, all’interno dei generi, spesso in sordina, ma sempre con un’idea di cinema quale esperienza emotiva e fisica da condividere con lo spettatore.

La vittoria fa il pari con un altro riconoscimento che va a un grandissimo di Hollywood, Jeff Bridges, l’indimenticato Starman carpenteriano, l’uomo che attraversava il mondo con levità e inadeguatezza rispetto al proprio corpo tanti anni prima del Jake Sully di Avatar. A proposito del capolavoro di James Cameron: i nostri giornalisti sempre avidi di classifiche ci ricordano che è il grande sconfitto. In realtà non penso si possa parlare di sconfitta per un film che è già penetrato in maniera profonda nell’immaginario: piuttosto possiamo pensare che oggi Kathryn Bigelow raggiunge l’ex consorte diventando per una notte l’autentica Queen of the World.

Ecco, vediamola così allora: questa notte ha vinto il bel Cinema, quello dimenticato per anni e che oggi torna a noi per ribadire la sua vitalità, in una notte in cui i Grandi sono finalmente alla pari.

La recensione di Hurt Locker sul Nido

Conferenza stampa di Kathryn Bigelow dopo la vittoria (video)
Kathryn Bigelow su Wikipedia
La diretta di DVDWeb.it

Collegato:
Strange Days

3 commenti:

Smilla* ha detto...

per me il grande sconfitto è stato sicuramente iBastardi senza gloria.. uscire senza neanche un statuetta, che triste ç_ç

alessio.gradogna ha detto...

Io non giudico Near Dark un capolavoro, tutt'altro, anche se l'ho rivalutato parzialmente nel tempo. Ma secondo me l'unico vero capolavoro vampirico degli ultimi 20 anni resta The Addiction...

A parte questo, concordo pienamente sul fatto che la Bigelow meritasse questo Oscar. Per una volta ha vinto il cinema vero. Meno male.

Tamcra ha detto...

Ho apprezzato tantissimo a suo tempo Strange Days e sono felice per il doppio riconoscimento alla Bigelow !