"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

lunedì 20 luglio 2009

Where’s Michael? ("Liberian Girl" Video)

Where’s Michael? ("Liberian Girl" Video)

Nonostante il passare dei giorni, la scomparsa di Michael Jackson continua a far sentire il suo vuoto, sia attraverso le affettuose iniziative di chi lo ha amato e seguito in vita, sia con le sterili polemiche e gli accanimenti morbosi che, come un ultimo sussulto, riverberano alcune atmosfere dei suoi ultimi anni. “Dov’è Michael?” sembra in entrambi i casi essere la domanda sulla bocca di tutti, il sintomo di un non sapere o volere accettare il fatto che non sia più qui, la più evidente formulazione di un’ossessione che tenti di razionalizzare ed elaborare il lutto.

A questo proposito il video di Liberian Girl si staglia oggi come una delle più efficaci forme di elaborazione preventiva di un lutto ancora lontano e torna a noi come un contributo ancora più sfaccettato di quanto già non apparisse nel 1989 in cui fu realizzato: il brano, nono singolo estratto dal fortunato album Bad non è uno dei più fortunati di Michael, sebbene non sia privo di una sua forza evocativa, soprattutto in virtù della sensualità che sprigiona, ma è uno di quei casi la cui diffusione è stata aiutata principalmente dal video, che però ha la strana qualità di risultare completamente avulso dal testo. Se, infatti, Liberian Girl brano è una lunga dichiarazione d’amore all’eponima ragazza, il video lo relega a semplice canzone fuori campo, che accompagna la lunga attesa di una serie di celebrità americane, evidentemente convocate da Michael stesso in un teatro di posa che riproduce un porto di mare.

L’idea alla base del video è che gli astanti risultano ignari di essere vittime di una “candid camera” orchestrata dallo stesso Michael, che nel finale palesa la sua presenza nel ruolo del regista che fino a quel momento ha filmato le loro azioni (in realtà la regia del video è di Jim Yukich): che si creda o meno alla veridicità dell’assunto non è importante, poiché gli elementi della messinscena evocano, sin dal ciak battuto all’inizio, la natura di fiction del racconto. Sta poi alla qualità dei singoli trasmettere l’impressione di essere ignari dei fatti, partecipi del gioco, attenti a costruire un proprio personaggio (come accade con Richard Dreyfuss nel ruolo del capitano di una nave), oppure intenti a riverberare alcuni tratti distintivi dello stesso Michael (si noti la spassosa parodia della “moonwalk” ad opera dell’attore Sherman Hemsley). Il discorso assume ben presto connotazioni metanarrative e lentamente si palesa l’intento del video, ovvero quello di costituire un divertito excursus all’interno della realtà spettacolare americana, nella quale lo stesso Michael si inserisce e dalla quale a sua volta deriva.

Per questo motivo Liberian Girl video diventa una testimonianza di un’epoca (la fine degli anni Ottanta), ma anche un tributo allo stesso Michael, e la cosa si fa tanto più evidente se consideriamo, fra le tante, le presenze iconiche di Quincy Jones (produttore del cantante) e del dimenticato Weird Al Yankovic, classico esempio di “meteora” americana, che all’epoca si fece una certa fama grazie alla parodia di alcuni celebri videoclip, come lo stesso Bad di Michael Jackson, trasfigurato nell’obesa presa in giro di Fat. In questo senso è come se Michael si specchiasse nel “suo” universo, che però è anche quello del pubblico, che vi ritrova i protagonisti dei telefilm dell’epoca (il citato Hemsley de I Jefferson, il Malcolm Jamal-Warner de I Robinson, il Lou Ferrigno de L’incredibile Hulk), dei film (il Carl Weathers di Rocky e Action Jackson, la Whoopy Goldberg di Ghost), ma anche dello sport (il manager dei pugili Don King), della musica (Paula Abdul), della letteratura (la scrittrice Jackie Collins) fino all’illusionismo (David Copperfield).

Un universo che, al pari dello stesso Michael, pur non rinnegando la sua forte componente “black”, mira a un cosmopolitismo (l’ebreo Spielberg, il filippino Lou Diamond Phillips, l’italo-americano John Travolta) che abbatta le frontiere, compiendo un’ipotetica saldatura fra il mondo dell’immaginazione hollywoodiana e la realtà. Il tutto è simboleggiato dalla struttura a scatole cinesi e dal gioco tra verità e finzione, dove la musica si insinua come una presenza distante ma percepibile: c’è chi tiene il tempo del brano, qualcun altro ne canticchia il testo, ma più di tutti stupisce il fulmineo ma stratificato focus sulla coppia formata da John Travolta e Olivia Newton John, che tornano a recitare il cliché dei fidanzatini americani codificato in Grease e in Due come noi. E’ singolare e interessante che la centralità del rapporto fantastico per eccellenza (i due attori non erano realmente fidanzati e rappresentavano una mera “coppia da set”) costituisca anche l’unico momento in cui due dei tanti personaggi presenti sul set davvero “interpretano” la canzone, sottraendola finalmente dal ruolo di semplice brano “di sottofondo” ed elevandola invece a momento qualificante del video.

Proprio questa continua cortocircuitazione fra realtà e finzione però ci dice un’altra cosa, molto importante: e cioè che l’apparizione finale di Michael non può risolversi in una semplice fine dei giochi. Al contrario, la percezione molto forte è che nel sciogliere il dubbio sul “Where’s Michael?” che attanaglia i presenti, il cantante sicuramente ribadisca la sua qualità di demiurgo ed orchestratore dello scherzo, ma forse anche marchi la sua volontà di persona altra rispetto a quell’universo che ha raccolto nel set. Il porsi cioè al di sopra della storia raccontata, attraverso l’interazione di colleghi e gente di spettacolo, può oggi essere letto come un tentativo di inquadrare a distanza un mondo che non si avverte totalmente come proprio. E nei cui confronti si vuole tornare ad avere un po’ di controllo (non è casuale il fatto che il singolo Liberian Girl arrivi immediatamente dopo il più diretto Leave Me Alone, dove il disagio denunciato dall’artista era molto più esplicito).

Sia come sia, è abbastanza evidente l’interdipendenza che il video ribadisce fra lo stesso Michael e quell’industria con cui egli ha avuto un rapporto complesso: anche per questo il video risulta oggi così efficace e, dietro la patina del divertimento, mostra una vena malinconica che lo rende ancora più potente e ne fa il miglior contributo alla sua assenza. Per chi volesse rivederlo, il video è disponibile per questa settimana nello spazio “Visioni della Rete”, nella colonna a destra.

Testo di Liberian Girl
Liberian Girl su Wikipedia
Alberto Di Felice: Before You Judge Him
Liberian Girl, una possibile alternativa (fan-made)

Collegati:
25 anni di… “Thriller”
In memoria di Michael

2 commenti:

Tamcra ha detto...

Il video di Liberian Girl è scarsamente citato, surclassato com'è da Thriller - che però è più un corto che un clip vero e proprio - ed è il più strano dei video di Jackson, quello meno definibile. Riflessione sulla finzione(La prima sequenza è la scena di un film tipo Indiana Jones che però nel totale si rivela essere un set)? Testimonianza sul non-adattamento alla realtà? Tutti quegli attori e registi, quindi artefici della finzione, sono lì per COSA? Lo scopo apparente del clip è quello dell'attesa di Michael, che poi compare alla fine nelle vesti di "regista" del clip stesso, ma c'è molta malinconia , come se tutto sommato questi personaggi in cerca d'autore siano lì abbandonati e per passare il tempo canticchiano la canzone del clip, o suonano la stessa alla fisarmonica come 'Weird' Al Yankovic, o recitano battute con Michael che li sta a guardare...
Le vicende sulla morte (?) di Jackson mi hanno ispirato un racconto : MJ & JC
http://pangrattato.blogspot.com/2009/07/mj-jc_19.html
Complimenti per il post di Alberto Di Felice, uno dei pochi a trattare l'argomento Michael Jackson in modo umano...

Davide Di Giorgio ha detto...

Grazie per questo bellissimo commento, con il quale ovviamente concordo (anche per gli elogi ad Alberto, i cui post meritano sempre ampia considerazione per la loro lucidità, vivacità intellettuale e qualità).
Ne approfitto per segnalare l'aggiunta di un nuovo link al pezzo, con un video, realizzato da un fan, in cui il brano "Liberian Girl" è stato unito alle immagini di un altro celebre videoclip jacksoniano, "In the Closet" (dall'album "Dangerous"): è interessante notare come l'unione funzioni perfettamente, tanto da risultare quasi più indovinata di quella del pezzo originale. Paradossalmente nella non ufficialità del contributo si finisce per ritrovare la migliore contestualizzazione per questo brano così poco considerato.