"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

martedì 5 febbraio 2013

Cloud Atlas

Cloud Atlas

Sei storie:
1849: Mentre è in viaggio per mare, Adam Ewing, rampollo di una famiglia dell'alta società, trova il clandestino Autua, che lo aiuterà quando il malvagio dr. Goose tenterà con l'inganno di avvelenarlo per privarlo delle sue ricchezze.
1936: Il giovane musicista gay Robert Frobisher aiuta il compositore Vyvyan Ayris a comporre il suo capolavoro (il “Cloud Atlas”), ma infine l'uomo tenterà di estrometterlo dal successo.
1972: La giornalista Luisa Rey entra in possesso dei documenti che provano la pericolosità di una centrale nucleare, ma la multinazionale che possiede l'impianto cerca di fermarla.
2012: L'editore Timothy Cavendish azzecca il best-seller della vita, ma i fratelli dell'autore gli chiedono una somma talmente elevata che l'uomo è costretto a nascondersi. Suo fratello ne approfitta per farlo rinchiudere in una casa di riposo. Ma l'uomo progetta un'evasione.
2144: A Neo Seoul, il clone Sonmi 451, nato per servire, entra in contatto con il ribelle Hae-Joo Chang, che le mostra i segreti del sistema e l'aiuta a consegnare un messaggio all'umanità.
2321: Dopo la caduta. Zachry aiuta Meronym, venuta dagli ultimi luoghi civilizzati, a raggiungere l'avamposto dal quale lanciare una richiesta d'aiuto verso un nuovo pianeta che possa ospitare la razza umana.


Nell'accogliere l'ultima opera dei Wachowski (qui coadiuvati da Tom Tywker), nessuno sembra aver pensato a Pulp Fiction, per la logica dell'incastro di storie parallele. Rispetto a Tarantino c'è comunque meno lavoro di scomposizione e ricomposizione dei piani temporali (Pulp Fiction, infatti, vede le storie incastrarsi in più punti: il prima di una è quindi anche il dopo di un'altra e così via); al contrario, in questo caso le opere sono ambientate in epoche tra loro molto distanti e quindi non si incontrano, pur generando dei collegamenti che spesso emergono alla fine o sono rivelati solo attraverso piccoli indizi, che sta all'abilità dello spettatore cogliere per comprendere appieno la complessità del tutto (magari anche rivedendo il film più volte).

Allo stesso tempo, però, c'è in comune con il classico tarantiniano un identico amore per le possibilità offerte dall'occasione di giocare con il cinema nelle sue più diverse declinazioni: un gioco che qui si configura attraverso un progetto magniloquente, un autentico mosaico di generi. Si spazia perciò dal racconto storico (con tanto di pirati) alla fantascienza postatomica, passando per il thriller anni Settanta (in odore di blaxploitation), il melodramma gay e quella commedia un po' sopra le righe tipica di certo cinema britannico.

Già soltanto la capacità di riuscire a mescolare percorsi così diversi, indovinando perfettamente i tempi, basterebbe quindi a innalzare Cloud Atlas fra le opere più significative degli ultimi tempi: tre ore che scorrono veloci, generando interesse e curiosità, mentre le storie si danno il cambio continuamente, esaltando i codici basilari dell'esperienza cinematografica. Tensione, avventura, passione amorosa, ironia e un pizzico di malinconia che si stempera più spesso nel sense of wonder si uniscono così con incredibile naturalezza. I dialoghi abbondano, certo, ma il cuore è dato dalle azioni e dagli stili che passano in rassegna le varie parti.

Ma c'è dell'altro: c'è la coerenza di un discorso autoriale che i Wachowski continuano a portare avanti raccontando ancora una volta la rottura di uno schema che non è soltanto quello della linearità narrativa, ma anche e soprattutto quello in cui sono costretti i personaggi. Il tratto comune delle sei storie è infatti la costante ricerca di una liberazione da un destino avverso, superando il quale non solo il singolo, ma tutta l'umanità riesce a evolvere, generando infine quelle connessioni che rendono la storia omogenea nella sua diversità.

Il film diventa così da un lato il tentativo di stare pienamente nei codici espressivi offerti dai generi, quelli in grado di generare una capacità mitopoietica che renda il racconto appassionante; e, dall'altro, un'operazione che forzi gli stessi in modo da creare una distanza, quella che serve allo spettatore per non perdere mai di vista il progetto generale. Ecco dunque il make up così insistito e in più parti “finto”, in un gioco che sembra ammiccare consapevolmente all'arte del mascheramento tipica della rappresentazione cinematografica. Il momento della creazione rappresenta dunque tanto un intenso lavoro di ricerca delle singole note che comporranno infine il sestetto “Cloud Atlas” - e che quindi hanno valore in sé - quanto un esaltazione del risultato finale che, pur formato da singoli elementi, ha valore in quanto intero.

Proprio questa oscillazione fra il particolare e l'universale permette al film di reggersi sul doppio registro di una vicenda che si lascia seguire attraverso le singole storie, ma riesce poi a ritagliarsi lo spazio per far trionfare la sua tensione a un dopo, a un superamento delle barriere imposte dalla contingenza dei singoli momenti e, financo dal corpo stesso. Qui risiede uno degli aspetti più interessanti del film, ovvero la sua natura transgender che si ritrova nei continui cambiamenti di look (e persino di sesso o etnia) operati sugli attori, man mano che gli stessi si ritrovano a ricoprire ruoli diversi attraverso le varie storie. Più che alle vicende autobiografiche di Larry/Lana Wachowski appare calzante un parallelo con il processo di trasformazione del bruco in farfalla, modulato sull'evoluzione degli umani, sulle potenzialità offerte loro da una tecnologia che spesso non riesce però a liberare davvero l'animo dalla tendenza a richiudersi in meccanismi costrittivi, che sfociano naturalmente in una “scala sociale” fatta di oppressi ed oppressori.

E questo ci riporta naturalmente a Matrix, ancora una volta il fulcro della poetica dei due autori, chiamato esplicitamente in causa nella storia del Clone e nelle visioni infernali dei macchinari che regolano la vita della città e la produzione in massa dei servitori. Anche in questo si nota come Cloud Atlas sia una ricapitolazione del corpus d'opera già tracciato dai due autori e, allo stesso tempo, una sua evoluzione: una parte per il tutto.


Cloud Atlas
Regia e sceneggiatura: Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer (dal romanzo di David Mitchell)
Origine: Usa/Germania/Hong Kong, 2012
Durata: 172'


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2 commenti:

Sciamano ha detto...

un film straordinario!

Davide Di Giorgio ha detto...

Concordo :-)