"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

mercoledì 9 marzo 2011

L’imbattibile Daitarn 3

L’imbattibile Daitarn 3

La minaccia arriva da Marte, ma le sue radici affondano in una tragedia umana: quella del dottor Haran Sozo, brillante scienziato creatore dei Meganoidi, organismi robotici perfetti che hanno preso il sopravvento e ora intendono assoggettare la nostra razza. Contro di loro si leva un eroe, Haran Banjo, figlio dello scienziato, sfuggito alla guerra civile sul pianeta rosso e ora pronto a combattere a bordo del robot Daitarn 3 per difendere la Terra. Con lui ci sono due giovani e bellissime assistenti, Beauty Tachibana e Reika Sanjo, il pestifero Toppy e il polivalente maggiordomo Garrison. La guerra si snoda in un tripudio di combattimenti ora umoristici, ora surreali, mentre la tragedia della famiglia Haran lentamente prende sempre più forma.


Partendo dalla specularità che vede una serie robotica come L’imbattibile Daitarn 3 opposta alla precedente L’invincibile Zambot 3, non si può fare a meno di notare la natura assolutamente unica e liminare di questo classico dell’animazione giapponese. A colpire non è infatti la solarità del concept, che si contrappone alla deriva più tragica del predecessore, ma il fatto che il genio di Yoshiyuki Tomino lavori lungo una direttrice che lo porta gradualmente a ossequiare e contestualmente a rovesciare le aspettative dello spettatore e i dettami che l’impianto generale pone in essere.

Pertanto, sebbene amena, Daitarn 3 è una serie che lascia intravedere un sempre latente senso della tragedia, destinato a trovare parziale compimento quando l’evidenza della lacerazione interna alla famiglia Haran si palesa; il percorso di avvicinamento a questa presa di coscienza finale è costellato da storie che, sebbene spesso pretesto per gag e momenti divertenti, raccontano di fallimenti ed esseri umani che decidono di sposare la causa dei Meganoidi vedendo in essa una possibilità di riscatto e di vendetta contro quella società che li ha respinti o traditi. Una direttrice che, però, almeno in un caso è ribaltata (il riferimento è alla “strana coppia” formata da Maria e Franken, visibile negli episodi 9 e 35), sintomo di quanto comunque la formula non accetti l’imposizione di un canovaccio ben definito e miri invece a ribaltare sempre le prospettive.

Basterebbero già questi elementi a decretare la genialità di una serie, ma Tomino va ancora oltre e sfrutta questa porosità del soggetto (frutto, a quanto pare, di un’estrema libertà creativa dello staff e per questo fonte di numerose invenzioni visive) per compiere una riflessione teorica sul genere stesso: d’altra parte, che di linguaggi narrativi si parli è palese, già l’idea stessa di raccontare la tragedia attraverso l’ironia che spesso degenera in farsa o in surrealismo puro rende palese l’intento, ma Tomino esce dall’implicito e dal non detto per rivelare apertamente il suo scopo.

Ecco pertanto che le storie raccontate nelle singole puntate fanno spesso appello al concetto stesso di rappresentazione ed esaltano il valore iconico degli elementi: un eroe affascinante e dalle caratteristiche fisiche superiori (in grado di tenere testa a decine di avversari, sopravvivere nudo al freddo artico e rompere sbarre e catene a mani nude), due assistenti affascinanti, ma soprattutto una precisa ritualità della formula, che alla classica presentazione settimanale del cattivo di turno unisce un grido di battaglia e un colpo finale (il celeberrimo Attacco Solare, anch’esso da contrapporre all’Attacco Lunare dello Zambot) che si ripetono a ogni puntata e che scandiscono il ritmo del racconto.

Ciò che Tomino vuole dunque palesare è una iconografia e una ripetitività intrinseca al genere robotico, che però diviene sua forza in quanto meccanismo iterativo che chiama in causa lo spettatore e la riconoscibilità di elementi precisi, che vengono perciò attesi e condivisi. Inoltre c’è il già citato tema della rappresentazione, che abbraccia le forme espressive più disparate: a volte il Meganoide di turno si nasconde dietro le sembianze di un divo del cinema, a volte le imprese stesse del Daitarn vengono filmate per diventare un lungometraggio (e Tomino ne approfitta per riproporre il suo vezzo di citare Star Wars), in altri casi si chiama in causa il fumetto con effetti grafici ed onomatopee che compaiono nell’inquadratura, si evocano palcoscenici o numeri di pattinaggio artistico, i personaggi si sistemano in pose evocative, esaltate dalla regia e dai giochi di luce della fotografia (ampio merito va allo staff dello Studio Z, che ha curato l’animazione di alcune memorabili puntate). Tutto è naturalmente pretesto per assorbire lo spirito di un’arte (quella dell’animazione) e di una società che è ormai totalmente dentro il meccanismo spettacolare e ha già compiuto la sua transizione da moderno a postmoderno e può dunque iniziare a riflettere su se stessa, peraltro in largo anticipo sui tempi ma senza quell’eccesso citazionistico (comunque presente) tipico delle opere attuali. Il risultato è un tourbillon di invenzioni originali che – nei suoi momenti più alti - sembrano uscite dalla penna di un Lewis Carrol improvvisamente votatosi alla fantascienza.

Apparentemente anarchico, ma in realtà lucidissimo nella sua azione a tutto campo, L’imbattibile Daitarn 3 sfrutta questa sua natura magmatica per introdurre alcuni temi che troveranno poi compiutezza in Mobile Suit Gundam e permettono una riflessione più profonda sulle derive dell’evoluzione umana. Possiamo pertanto vedere i Meganoidi come una maligna metafora di quella tensione a un “livello superiore” che porterà successivamente ai New Type o, più correttamente, ai Cyber New Type di Z Gundam, nei quali l’evoluzione sarà surrettiziamente indotta dall’uso invasivo della tecnologia. Ma, in questa guerra di chiaroscuri, Daitarn 3 non fa sconti e, soprattutto, ancora una volta gioca con il ribaltamento delle prospettive, riconducendo ogni personaggio in un cono d’ombra che non lascia sul campo eroi e cattivi a tutto tondo. Haran Banjo è infatti un personaggio ossessionato dalla sua guerra e dal desiderio di affrancarsi dall’eredità paterna, così come i Meganoidi forse non sono totalmente negativi nel perseguire un disegno che nella loro grandiosa follia appare estremamente logico.

Il problema di fondo è che, anche in questo caso, la spinta devastante di un conflitto che arriva ad abbracciare un’intera galassia è riconducibile a dinamiche interpersonali e familiari che disegnano uno spazio estremamente “piccolo”, dove sono i rapporti padre-figlio a dettare la via. Perché la guerra, ancora una volta, è una questione di sentimenti privati, di istinti personali che guidano le azioni, come la rivalità fra Char e Amuro in Gundam, unico elemento che resta sul campo di fronte alle prospettive offerte dall’evoluzione umana.

Il finale della serie non a caso si chiude proprio con una battaglia spaziale che lascia presagire i futuri scenari tominiani e, nel suo insieme, è giustamente ambiguo e aperto quel tanto che basta per favorire appassionanti speculazioni. Si consiglia la visione della serie in versione sottotitolata per cogliere tutte le sfumature della storia, rimaste offuscate dalla frettolosa versione italiana dei primi anni Ottanta.


L’imbattibile Daitarn 3
(Muteki Kojin Daitan 3)
Regia: Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Yoshihisa Araki, Hiroyuki Hoshiyama, Ken'ichi Matsuzaki (da un’idea generale di Hajime Yatate e Yoshiyuki Tomino)
Origine: Giappone, 1978
Durata: 40 episodi

2 commenti:

Jacopo Mistè ha detto...

Bellissima analisi Rodan, Daitarn 3 non l'ho ancora visto ma lo conoscevo proprio per tutte le peculiarità che hai evidenziato, sopratutto per la sua divertita parodia dei clichè del genere e il suo finale ambiguo (che, bravissimo sei stato a ribadirlo, è "comprensibile" solo se con il ridoppiaggio italiano o i sub fedeli). È un peccato recensisci così poco gli anime, sei l'unica persona conosco che li analizza così in dettaglio, mi piacerebbe intraprendere una collaborazione tra Anime Asteroid e te, anche se non so come potrebbe realizzarsi ;)

Davide Di Giorgio ha detto...

Ti ringrazio Jacopo, sei molto gentile. Ti confesserò che in passato ho scritto abbastanza di anime (non qui) e quindi ora sono un po' saturo, ecco perché ora mi "limito", quando ne scrivo lo faccio per puro divertimento (e forse anche per questo le recensioni mi vengono bene :-)

Voi invece state portando avanti un bel progetto con Anime Asteroid, molto vasto, serio e articolato, direi che andate già benissimo così (e poi a me interessa di più leggere le vostre recensioni che sottrarvi spazio con una collaborazione :-)

Naturalmente ti ringrazio per la proposta!

E comunque, con il tempo e la voglia, scriverò ancora delle cose, ci sono dei titoli che continuano a ispirarmi a ogni visione.

A presto!