"C'è chi crede in dio o nel denaro. Io credo nel cinema, nel suo potere. L'ho scoperto da ragazzino, mi ha aiutato a fuggire da una realtà in cui ero infelice. È una delle forme d'arte più alte che l'uomo ha concepito. Credo nel suo futuro."
(John Carpenter)

giovedì 25 gennaio 2018

Mickey – Uomini e Topo

Una chiacchierata al bar: così Tito Faraci definisce nelle prime righe questo suo bel libro dedicato a Topolino, testata (e personaggio) per cui scrive dagli anni Novanta. L'intento è confermato dal tono colloquiale di alcune parti, che si alternano però ad altre in cui la lucidità dello sceneggiatore mette in riga concetti e pensieri con un'ordine che fa pensare più alla saggistica che alla semplice chiacchierata. È un po' la stessa separazione che si crea fra il personaggio e la sua testata, fra i momenti in cui Faraci ci parla del “suo” Mickey come esistesse davvero, avallando la sospensione d'incredulità dell'appassionato che in fondo crede sempre che i suoi eroi siano reali; e i passaggi in cui entra invece nei meccanismi dello scrivere, che in un certo qual modo svelano la finzione, ma senza demistificare, perché tutto in fondo è pensato per esaltare il piacere dell'atto creativo.

La struttura a capitoli molto serrati (25, contando anche introduzione e intermezzi, per poco meno di 140 pagine di testo) affastella ricordi e considerazioni, cercando una traccia ben definita, ma concedendosi il piacere della distrazione/divagazione, che ci riporta all'idea della chiacchierata: in effetti, quello che rivelano le pagine è che Mickey – Uomini e Topo è una sorta di Zibaldone in cui dialogano l'autore e l'appassionato. Che Faraci ami Topolino traspare in maniera indubbia, non solo perché il libro, dichiaratamente, vuole spiegare chi sono Mickey Mouse - per lui ne esistono “almeno un paio. C'è il primo, quello dei cartoni animati. E c'è quello attuale, dei fumetti” - ma anche perché difende molte scelte (editoriali e non) che nella vulgata corrente sarebbero da considerarsi impopolari. Prima fra tutte la presunta “antipatia” di Topolino, contrapposta alla “simpatia” di Paperino, fino al nodo dei limiti imposti dalla testata su cosa si può e non si può rappresentare – essenzialmente il divieto su violenza e temi scabrosi.

Il Faraci autore, dal canto suo, sottolinea la versatilità del personaggio – che la sua generazione ha in larga parte contribuito a svecchiare - pur all'interno di una serie di regole molto ben codificate, che gli consentono quella universalità riconosciuta a varie latitudini. Anche e soprattutto quelle italiche dove si creano la maggior parte delle storie a fumetti (“Abbiamo delle responsabilità, noi autori italiani, nei suoi confronti”). Si crea così un contrappunto con la struttura libera eppure ben definita del libro stesso. Faraci racconta perciò il rinnovamento della testata dagli anni Novanta, fornendo interessanti retroscena sul lavoro redazionale, e analizza alcune storie topiche del suo percorso, da Dalla parte sbagliata, sul rapporto di contrapposizione/amicizia impossibile fra Topolino e Gambadilegno, a La lunga storia del commissario Manetta, sul celebre detective del commissariato di Topolinia – entrambe le storie si possono leggere su Topolino Black Edition, compendio che raccoglie alcune fra le più rappresentative storie gialle del topo, firmate da Faraci, ecco la cover:


L'autore entra poi nei meccanismi stessi della narrazione, rivolgendosi chiaramente a un pubblico che conosce il personaggio, ma magari non ha una familiarità più allargata con il mezzo-fumetto in sé, arrivando anche a un esempio diretto con un confronto sceneggiatura/tavola finita nella seconda metà del volume.

In un passaggio particolarmente interessante, Faraci, punta inoltre l'indice contro i lettori adulti “che vogliono sempre la stessa sbobba”, costringendo quindi i personaggi a una perenne immobilità. A questa contrappone la curiosità imperante fra i bambini, lettori ideali anche e soprattutto perché capaci di cogliere le iniezioni di novità di cui gli autori cercando continuamente di farsi carico. Fra le spiegazioni e le puntualizzazioni del caso, insomma, Faraci racconta se stesso e i lettori, da quelli della prima ora ai neofiti, e riesce a farci capire i punti di forza di un personaggio e un periodico che è sempre stato capace di dare forma a un intrattenimento popolare, ma colto. Un po' come il suo autore che nel corso della trattazione sembrerà anche intraprendere strade molto lontane dal tema, citando opere distantissime dalla tradizione disneyana, per poi recuperare sempre il filo. In questo senso, la lettura si rivela utile e divertente. Proprio come un buon numero di Topolino.

Mickey – Uomini e Topo
di Tito Faraci
add editore, collana Incendi
Prima edizione, Novembre 2016
144 pagine, 12 euro

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